MADE IN ITALY, OTTIMISMO E FIDUCIA NEL FUTURO: LA SFIDA DI EXPO UN ANNO DOPO

Il 29 aprile 2016 nella Cripta dell’Aula Magna, il cuore dell’Università Cattolica, si è svolta l’ottava e ultima conferenza del ciclo di Share-lectio dedicate all’Esposizione Universale di Milano 2015. Una lezione che ha permesso di osservare la manifestazione da una prospettiva completamente nuova, ad un anno di distanza dall’apertura dei cancelli.Il primo spunto di riflessione della mattinata è arrivato da Roberto Cazzaniga  e Gianmarco Stefanini di web-research.it, che hanno presentato i risultati della sentiment analysis svolta prima, durante e dopo Expo in Italia e in alcuni paesi europei.

A noi italiani, si sa, piace parlare. Siamo il popolo del saper fare di qualità ma anche il popolo che ama polemizzare e che, a volte, sa essere distruttivo. Nei 60 giorni che hanno preceduto la manifestazione, infatti, il quadro era quasi totalmente negativo e soprattutto pessimista. Durante l’Esposizione, invece, pessimismo e negatività hanno lasciato spazio all’entusiasmo e alla positività, che si è prolungata anche dopo, come hanno dimostrato i  post analizzati nei 60 giorni successivi alla manifestazione.

Diversa è stata invece l’opinione degli stranieri, che si è mantenuta costantemente positiva per tutto il periodo analizzato, favorendo una visione più positiva dell’Italia e del Made in Italy con un buon positioning complessivo della città di Milano.

Elena Croci , docente in Comunicazione e Marketing Culturale dell’ Accademia di Brera, ha proposto invece un’interessante analisi del turista culturale pop, disposto a fare ore di fila ai padiglioni senza (quasi) lamentarsi. Le ragioni di tanta curiosità? Secondo la docente, alla base c’è stato un cambiamento radicale del linguaggio, molto vicino a quello che, nei generi televisivi, definiremmo infotainment. Non solo cibo, ma una vera e propria esperienza polisensoriale, un’immersione totale nelle diverse culture e tradizioni che ha permesso di acquisire conoscenze in un modo così nuovo e dinamico (vi ricordate il passaporto?) da generare un fortissimo passaparola.

L’evento quindi  ha quindi gettato le basi per il turismo del futuro, che mette l’uomo al centro.

Il merito del successo, però, va anche Milano, la città ospitante che si è resa protagonista anche fuori dai cancelli di Rho Fiera. Secondo Franco D’Alfonso, assessore Attività Produttive, Turismo, Marketing Territoriale, Servizi Civici del Comune di Milano, Expo è arrivata in una città pronta a sostenere l’evento. Una città che, in controtendenza rispetto ai dati del turismo italiano, ha registrato una crescita del 21% dal 2011 al 2014. Questi dati positivi si sono confermati anche nel semestre Expo con un + 35% e continuano ancora oggi a sei mesi dalla manifestazione. Milano, infatti, ha avuto un vero e proprio mutamento di pelle: non è più solo la città del business, ma una città in grado di offrire un’esperienza a 360° a chiunque voglia visitarla.

Ultimo intervento, ovviamente non per importanza, quello del Commissario Generale del Padiglione Italia Diana Bracco, che ha sottolineato l’importanza del sistema come uno dei fattori chiave del successo di Expo 2015. Una collaborazione che ha permesso di rendere l’ambiente fruibile, aperto e sicuro, un Expo gentile.

L’imprenditrice ha poi sottolineato come questo evento sia stato un motore fondamentale per le imprese, grazie al marketplace che ha favorito la nascita di relazioni b2b con gli altri paesi, e per i giovani, grazie al Vivaio delle Idee che ha permesso di dare il via a ben 190 start-up.

Per concludere, citerei una frase utilizzata dal prof. Dalla Sega  nel suo saluto introduttivo: «Negli eventi sperimentiamo il mondo così come vorremmo che fosse». Ora che i riflettori intorno alla manifestazione si sono spenti, possiamo dire con certezza che l’Esposizione Universale è stata un successo, e non solo dal punto di vista economico. Expo è stata una vera e propria vetrina, che ha messo in luce la parte migliore di noi italiani; è stato un punto di contatto con le varie culture, un’opportunità di crescita e di relazione e il mio augurio per il futuro è che tutti questi insegnamenti ci aiutino a costruire un mondo migliore, perché, come abbiamo visto, abbiamo tutte le carte in regola per farlo.

Valentina Magistrelli

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