IL MIO STAGE TRA FONTI, AUDIOVISIVO E INTELLIGENZA ARTIFICIALE (MY BRAND MY STORYTELLING)

Questo articolo racconta la mia esperienza di stage, un percorso che mi ha permesso di avvicinarmi al mondo della ricerca nell’ambito audiovisivo e di mettere in pratica competenze utili per il mio futuro. Attraverso le attività svolte in dipartimento, il confronto con colleghi e docenti e il lavoro sulle fonti, ho avuto l’opportunità di crescere sia dal punto di vista formativo sia personale.

Mi chiamo Andrea Capoluongo e sono studente di CIMO, nel profilo Cultura e Territorio. Nel tempo libero mi piace leggere e guardare film e serie TV, attività che considero non solo momenti di svago, ma anche occasioni per conoscere nuove storie, linguaggi e punti di vista. La mia grande passione, però, è lo sport, in particolare il calcio, che vivo anche attraverso l’esperienza di allenatore. Allenare mi ha insegnato l’importanza del lavoro di squadra, della responsabilità, della pazienza e della capacità di comunicare in modo chiaro con gli altri.

Durante il mio stage ho svolto un ruolo di supporto alla ricerca nell’ambito audiovisivo. Il settore in cui ho lavorato è stato quello della ricerca legata ai media audiovisivi, con attenzione a temi diversi ma collegati tra loro: gli short dramas, la presenza di registe donne di origini o nazionalità africane e il rapporto tra audiovisivo e intelligenza artificiale. È stata un’esperienza che mi ha permesso di avvicinarmi concretamente al lavoro di ricerca, andando oltre lo studio teorico e confrontandomi con attività pratiche, fonti, materiali e metodi di analisi.

PAROLA D’ORDINE: METODICITA’

La mia giornata tipo iniziava con l’arrivo in dipartimento. Una volta entrato, mi sistemavo nella mia postazione e cominciavo le attività previste. Il lavoro richiedeva attenzione, precisione e una buona capacità di organizzazione, perché spesso bisognava consultare materiali diversi, selezionare le informazioni più utili e tenere traccia dei risultati trovati. Una delle attività principali è stata la systematic review sugli short dramas, un lavoro che mi ha aiutato a capire meglio come si costruisce una ricerca strutturata e quanto sia importante utilizzare un metodo chiaro nella selezione delle fonti. Mi sono poi occupato di una ricerca su un elenco di registi, con l’obiettivo di individuare registe donne di origini o nazionalità africane. Questo compito mi ha fatto riflettere sull’importanza della rappresentazione e della visibilità nel settore audiovisivo. Un’altra attività significativa è stata la ricerca sulle leggi che riguardano il rapporto tra il settore audiovisivo e l’intelligenza artificiale, un tema molto attuale e complesso, che mi ha permesso di confrontarmi con normative, classificazioni e nuove questioni legate all’evoluzione tecnologica.

Oltre a queste mansioni, ogni giovedì partecipavo, insieme alle mie colleghe e al prof. Moccia, a incontri dedicati ai giochi da tavolo e al gioco in senso più generale. Questi momenti sono stati interessanti perché hanno creato occasioni di confronto diverse dal lavoro individuale, permettendoci di discutere, condividere idee e osservare il gioco anche come oggetto culturale e comunicativo.

COSA MI HA LASCIATO QUESTA ESPERIENZA

Tra i punti di forza posso dire sicuramente che lo stage mi ha aiutato molto a migliorare nella ricerca delle fonti, competenza che considero fondamentale anche in vista della tesi. Ho imparato a muovermi con più sicurezza tra documenti, articoli e materiali, sviluppando un metodo più ordinato e consapevole. Inoltre, è stato molto stimolante lavorare in un ambiente attivo e collaborativo, insieme ad altre colleghe del mio corso. Per quanto riguarda i punti di debolezza, ho notato la presenza di alcuni momenti morti, che a volte rendevano il ritmo meno continuo. Tuttavia, anche questi momenti mi hanno insegnato a gestire meglio il tempo e a mantenere un atteggiamento propositivo.

A chi vuole intraprendere un percorso simile consiglierei di affrontare lo stage con curiosità, serietà e voglia di imparare. Anche le attività che sembrano più semplici possono rivelarsi utili per crescere e acquisire competenze importanti. Il mio slogan personale è: “Allenare la mente, cercare nuove storie, crescere ogni giorno.”

Andrea Capoluongo