OLTRE LA SCATOLA: COME L’ALTA FORMAZIONE HA TRASFORMATO LA PASSIONE PER IL GIOCO IN RICERCA (MY BRAND MY STORYTELLING)

Se dovessi scegliere un’immagine per raccontare il mio percorso di alta formazione, partirei da un tavolo. Non un tavolo qualsiasi, ma uno di quelli attorno ai quali si raccolgono amici, familiari o perfetti sconosciuti per condividere una partita. Un luogo dove nascono storie, alleanze, sfide, risate e soprattutto relazioni

Mi chiamo Stella Arcuri e frequento il secondo anno del corso di laurea magistrale in Comunicazione per l’Impresa, i Media e le Organizzazioni Complesse presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Ho sempre giocato ai giochi da tavolo e ciò che mi affascina di più non è soltanto il gioco in sé, ma l’atmosfera che riesce a creare: quel mix di competitività, adrenalina e libertà che permette alle persone di mostrarsi per ciò che sono, oppure di esplorare nuove identità e mondi possibili. Ogni partita rappresenta una nuova occasione di incontro, confronto e scoperta.

Dall’altra parte del tavolo da gioco

Quando ho avuto l’opportunità di svolgere un’attività di alta formazione presso il Dipartimento di Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo, ho capito subito che poteva essere l’occasione perfetta per osservare questa mia passione da una prospettiva completamente diversa. Da Gennaio ad Aprile 2026 ho svolto il ruolo di ricercatrice all’interno di due progetti di ricerca: TALIA – Italian Tabletop and Ludic Imaginaries e CENTRIC – Center for Equality and Inclusion in Italian Cinema and Media. Sebbene entrambi i progetti affrontassero temi estremamente stimolanti, il mio percorso si è concentrato principalmente su TALIA. 

Per la prima volta mi sono trovata a osservare il mondo ludico non più come giocatrice, ma come ricercatrice. Ho studiato il settore della produzione dei giochi da tavolo in Italia, analizzando realtà molto diverse tra loro: dai piccoli editori indipendenti alle grandi aziende del settore, come Asmodee. Una parte significativa del mio lavoro è consistita nella mappatura delle case editrici presenti in Lombardia, attività che mi ha portato a raccogliere, organizzare e sistematizzare dati all’interno di database e tabelle di lavoro.

Dietro ogni scatola posata su uno scaffale ho scoperto un ecosistema complesso fatto di progettazione, ricerca, creatività, investimenti, strategie editoriali e costruzione di comunità. Un mondo molto più articolato di quanto immaginassi.

Imparare ad allargare lo sguardo

Uno degli aspetti più preziosi di questa esperienza sono stati i numerosi momenti di confronto e discussione con il gruppo di ricerca. Riunioni, incontri e approfondimenti mi hanno permesso di entrare in contatto con prospettive nuove e tematiche che fino a quel momento conoscevo soltanto superficialmente.

Spesso si pensa alla ricerca come a un’attività solitaria, ma ciò che ho sperimentato è stato l’esatto contrario: un continuo scambio di idee, domande e punti di vista. Ogni confronto rappresentava un’occasione per mettere in discussione le proprie convinzioni e ampliare il proprio modo di interpretare la realtà.

Quando una passione incontra il futuro

Tra i momenti che ricordo con maggiore entusiasmo ci sono sicuramente le occasioni in cui, insieme al professor Valerio Moccia, abbiamo partecipato a fiere dedicate ai giochi da tavolo. Visitare questi eventi mi ha permesso di vedere da vicino il lavoro, spesso invisibile, che si cela dietro la creazione di un prodotto ludico.
In quelle occasioni ho compreso quanto impegno, competenza e progettualità siano necessari per costruire esperienze che, apparentemente, hanno il solo scopo di divertire. In realtà il gioco fa molto di più: crea connessioni, stimola il pensiero critico, favorisce l’apprendimento e può persino contribuire a generare cambiamenti culturali e sociali.

Un ruolo importante nel mio percorso lo ha avuto anche il professor Francesco Toniolo, che attraverso la sua esperienza nel campo dei videogiochi ci ha aperto nuove prospettive su un settore spesso sottovalutato. Grazie alle sue lezioni e ai momenti di approfondimento dedicati a questo tema, ho iniziato a immaginare il mondo ludico non soltanto come una passione personale, ma anche come un possibile ambito professionale.

Un ambiente che fa la differenza

Ogni esperienza formativa è fatta di attività e competenze, ma soprattutto di persone.
Fin dal primo giorno io e le mie colleghe ci siamo sentite accolte e ascoltate. Il professor Valerio Moccia e Chiara Giaculli (dottoranda nei nostri ambiti di ricerca) hanno creato un ambiente caratterizzato da apertura, dialogo e disponibilità al confronto, permettendoci di esprimere idee, dubbi e curiosità senza timore.

Anche il rapporto con le altre colleghe è stato uno degli aspetti più belli di questi mesi. Tra riunioni, pause caffè, riflessioni condivise e qualche risata nei momenti più impegnativi, si sono creati legami autentici che sono certa continueranno anche oltre la conclusione di questo percorso.

Oltre il gioco

Se all’inizio di questa esperienza vedevo il gioco principalmente come un’attività capace di regalare momenti di evasione e divertimento, oggi lo considero uno strumento molto più potente.

Concludo questo percorso con nuove competenze, nuove relazioni e, soprattutto, una nuova consapevolezza, quella che dietro ogni gioco esiste un universo di significati che merita di essere esplorato. E forse è proprio questa la lezione più importante che porterò con me: non smettere mai di guardare oltre ciò che appare in superficie, perché spesso è lì che iniziano le scoperte più interessanti.

Stella Arcuri