Festival internazionale della lingua e cultura araba – IX edizione | 17–18 aprile 2026 | Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano
Due giorni di convegno internazionale, undici sessioni, ospiti da quattro continenti: la IX edizione del Festival internazionale della lingua e cultura araba ha trasformato l’Aula Magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano in un crocevia di saperi. Il tema scelto — The Arabic Weave in the Fabric of European Literature — ha guidato studiosi, traduttori e scrittori nell’esplorazione di una verità spesso dimenticata: la letteratura europea, nelle sue radici più profonde, è intrecciata con la cultura e la lingua araba in modo indissolubile.
L’evento è organizzato dal Centro di Ricerca di Lingua Araba (CARA) e dall’Arabic Cultural Institute (ACI) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, con il sostegno della Sharjah Book Authority degli Emirati Arabi Uniti. Il comitato scientifico, coordinato da Wael Farouq, comprende tra gli altri Francesca Maria Corrao, Subhi Hadidi e Maria Teresa Zanola. La prima serata, aperta dai saluti istituzionali del Preside Giovanni Gobber e del Console Generale della Repubblica Araba d’Egitto Walid Othman, si è conclusa con il concerto del Coro degli studenti di lingua araba, diretto da Hani Gergi: un segnale chiaro che la cultura non si studia soltanto, si vive e si canta.
PERCHÈ CONTA: IL SENSO DI UN DIALOGO CHE DURA DA SECOLI
La domanda centrale del Festival è tanto semplice quanto potente: quanto della nostra identità culturale europea viene dall’incontro con il mondo arabo? La risposta, emersa da ogni sessione, è: più di quanto si pensi comunemente. Dal lessico quotidiano alla struttura narrativa dei capolavori letterari, il debito dell’Europa nei confronti della civiltà arabo-islamica è profondo e documentabile.
LA LEGGE COME LINGUAGGIO: IL CONFRONTO TRA TRADIZIONI GIURIDICHE
S.E. Prof. Dr. Adel Omar Sherif, Vicepresidente della Corte Costituzionale egiziana, ha posto al centro della riflessione la parola linguaggio: non solo come mezzo di comunicazione, ma come strumento di costruzione culturale e giuridica. Il suo intervento ha ricordato che fino al XIX secolo la legge islamica mancava di una legislazione centralizzata. L’incontro con i sistemi europei — a partire dal Codice napoleonico — ha spinto le nazioni a riformulare e tradurre le proprie tradizioni giuridiche, reinterpretandole in chiave moderna. La conclusione: il linguaggio legale va studiato come qualsiasi altra forma di espressione culturale, soggetto a evoluzione e contaminazione reciproca.
PAROLE IN VIAGGIO: GLI ARABISMI NELLE LINGUE EUROPEE
Tre relatori hanno mostrato, con esempi concreti, come centinaia di parole d’uso quotidiano nelle lingue europee abbiano origine araba. Dragana Đorđević dell’Università di Belgrado ha illustrato i prestiti arabi nella lingua serba, dalla religione alla cucina. Petra Sijpesteijn dell’Università di Leiden ha raccontato come l’arancio, frutto nato in Cina e giunto in Europa attraverso la Persia e l’Andalusia, abbia dato il nome — e poi il colore nazionale — ai Paesi Bassi: un frutto di origine orientale è diventato l’identità cromatica di una nazione. Silvio Ziliotto, traduttore italiano-croato, ha mostrato come il termine ottomano harač — la tassa pro capite imposta ai non musulmani — diventi simbolo letterario di oppressione nel poema La morte di Smail-aga Čengić di Ivan Mažuranić: le parole portano con sé la storia di chi le ha subite e di chi le ha poi reinterpretate.
LE MILLE E UNA NOTTE, BOCCACCIO, ARIOSTO E LA LETTERATURA TEDESCA
Martino Diez dell’Università Cattolica ha tracciato il percorso dalle narrazioni arabe all’Orlando Furioso di Ariosto. Gassid Mohamed di Ca’ Foscari ha proposto una tesi raffinata: l’influenza principale sul Decameron non sarebbe direttamente quella delle Mille e una notte, bensì quella del Libro dei sette Savi e della Disciplina Clericalis — già tradotta in toscano prima di Boccaccio. La cornice narrativa del raccontare per scampare alla morte è di chiara matrice orientale, ma il percorso di trasmissione è più articolato di quanto si creda. Sul versante tedesco, Ahmed Farouk ha analizzato l’influenza delle Mille e una notte su Hofmannsthal e sul Faust di Goethe, mentre Jolanda Guardi ha seguito come Irmtraud Morgner, autrice della DDR, riusi quel modello narrativo per costruire una critica sociale attraverso il meraviglioso.
DAL POMERIGGIO ALLA SERATA: DALL’ANDALUSIA AL MEDITERRANEO POETICO
Il programma pomeridiano ha allargato ulteriormente lo sguardo: Francisco Manuel Rodriguez Sierra ha offerto una panoramica degli elementi arabi nella letteratura spagnola; Abdeljelil Larbi ha analizzato l’influenza araba in Gil Vicente e Fernando Pessoa; Subhi Hadidi ha rintracciato le tracce arabe nella letteratura inglese; Louis Blin ha analizzato Lamartine come tramite dell’Islam verso il pubblico europeo dell’Ottocento. A chiudere il convegno scientifico, la sessione Dialoghi poetici e letterari fra le sponde del Mediterraneo, con Monica Ruocco che ha evocato Rumi: ‘Là fuori oltre a ciò che è giusto e sbagliato esiste un campo immenso. Ci incontreremo là’. La giornata si è conclusa nella Cripta dell’Aula Magna con quattro poetesse dal Mediterraneo e il PoesiaConcerto Vox Dei Sud Terrae Lux, unendo parola, clarinetto, tamburo e chitarra classica in un’esperienza che ha attraversato lingue e culture senza chiedere passaporto.
UN FESTIVAL CHE CRESCE
Alla sua nona edizione, il Festival internazionale della lingua e cultura araba conferma la propria vocazione: non è un evento celebrativo, ma uno spazio di ricerca viva. La scelta dell’Università Cattolica del Sacro Cuore come sede non è casuale: è un ateneo che da anni investe nella didattica e nella ricerca sulla lingua araba, con una comunità studentesca che vive la cultura araba dall’interno. La lingua, quando è studiata con passione, diventa una finestra sul mondo. E questo Festival, ogni anno, riapre quella finestra un po’ di più.
Tommaso Busnelli
