UN RACCONTO SINCERO E POETICO IN DIFESA DELL’AMBIENTE

Al 35° FESCAAAL, il festival del cinema di Africa, Asia e America Latina, la giuria universitaria, composta anche da alcuni CIMERS, ha premiato La reserva del messicano Pablo Pérez Lombardini. Ecco perché.

Nel panorama della comunicazione audiovisiva contemporanea una delle tematiche più frequenti è la rappresentazione dell’identità e dell’alterità femminile in ottica intersezionale, ossia di commistione con conflitti di natura etnica, sociale, intergenerazionale e culturale.

È il caso di Julia, la protagonista de La reserva, una guardia forestale che, con caparbietà e instancabile abnegazione, lavora nella grande riserva naturale di Monte Virgen, nella regione messicana del Chiapas, per salvaguardare l’ambiente e il lavoro dei coltivatori di caffè.

LA MINACCIA E LA RESISTENZA SOLITARIA DI JULIA

La riserva, che dovrebbe essere un luogo protetto di idilliaca e incontaminata bellezza, è sotto attacco. La donna scopre infatti dei taglialegna illegali che la vogliono disboscare. Julia prova a denunciarli e a fermarli, cercando anche l’appoggio della comunità indigena, che però, spaventata e omertosa, le volta le spalle e preferisce non sostenere la sua lotta. I poveri contadini infatti, per sopravvivere, devono sottostare alle angherie degli acquirenti di caffè e temono le loro minacce e ritorsioni.

Julia si trova così isolata contro enormi interessi economici e potenti “cartelli” di criminali e, dovendo decidere se continuare a combattere oppure arrendersi per salvarsi, con grande coraggio e determinazione la ranger non si arrende, anche a costo di mettere in pericolo la propria vita e quella dei suoi cari. Da dovere professionale, la lotta di Julia finisce quindi per diventare una missione di dignità personale e di riscatto umano.

SFIDA ECOLOGICA E DILEMMA MORALE

Interpretata dalla attivista ambientale messicana Carolina Vasquez Guzmán, Julia è un’eroina tragica che ci pone di fronte ad uno dei dilemmi più stringenti per la nostra epoca e per la nostra generazione: la salvaguardia del pianeta.

Seppur profondamente commovente e coinvolgente, la pellicola tuttavia non è solo una semplice storia a sfondo ecologico: il regista infatti vuole sì puntare il dito contro la speculazione che in Messico devasta ogni anno ettari di foreste e fa numerose vittime tra gli ambientalisti, ma intende soprattutto denunciare a gran voce il conflitto tra la tutela della natura e la sopravvivenza economica delle comunità locali, raccontando il fardello morale di chi, come Julia, prova a fare la cosa giusta contro tutto e contro tutti.

IL CINEMA DI PABLO PEREZ LOMBARDINI

Appartenente alla nuova generazione di autori del cinema latinoamericano contemporaneo, Pablo Pérez Lombardini è noto per un approccio documentaristico crudo e iper-realista. Notevolmente efficace in questo senso è l’utilizzo nella pellicola del bianco e nero che rimarca l’autenticità degli ambienti naturali e l’atemporalità del conflitto messo in scena.

In secondo luogo, il giovane regista messicano si distingue anche per il suo impegno e l’attenzione a temi sociali e ambientali di grande attualità, come appunto accade ne La reserva: lo sfruttamento delle risorse, la lotta alle disuguaglianze e i conflitti tra comunità locali e “poteri forti”.

Già presentato in altri prestigiosi festival internazionali, come il Telluride Film Festival e il Morelia Film Festival, La reserva appare come uno dei lavori più rappresentativi di Pérez Lombardini e riflette appieno la sua visione di una lotta individuale contro un sistema complesso e spesso invisibile.

L’ORIGINALITÀ DI LA RESERVA

Chi ha a cuore le tematiche ambientali non potrà non collegare La reserva ad altre pellicole di questo filone. Su tutte, non si possono non citare due famosi titoli di stampo hollywoodiano: Erin Brockovich – Forte come la verità, film del 2000 diretto da Steven Soderbergh e interpretato da Julia Roberts, Oscar come migliore attrice, e il più recente The Revenant – Redivivo, diretto dal messicano Alejandro González Iñárritu e interpretato da Leonardo DiCaprio, Oscar come miglior attore.

Nonostante i molti punti in comune, però, La reserva, con il suo tono intimo ma al tempo stesso combattivo, ci offre un punto di vista meno spettacolare e meno consolatorio. Infatti, se gli altri registi “spiegano” il problema ambientale, Pérez Lombardini, senza offrire soluzioni semplicistiche, ci fa sentire quanto, nella realtà, sia complesso combatterlo davvero.

In tal senso, per il regista messicano, il cinema ha la forza di accendere nel pubblico la scintilla della resistenza e della speranza. Ed è esattamente ciò che riesce a fare La reserva, uno dei film più memorabili presentati quest’anno al FESCAAAL.

Matteo Vetri