Ci sono fili che non servono a riparare indumenti, bensì a unire assieme passato, presente e futuro in un legame indissolubile e profondo.
E’ proprio questo dei principali messaggi che ha voluto trasmettere l’autrice libanese Bassma Al Khatib durante la presentazione del suo ultimo romanzo Weavers of the infinity o, tradotto in italiano, Tessitrici dell’eternità.
TESSERE PER RACCONTARE LA SOFFERENZA FEMMINILE
La scrittrice usa la tessitura come metafora per indicare un sapere condiviso e un gesto collettivo, capace di unire fra di loro diverse generazioni di donne libanesi.
Tutte loro sono accomunate dalla sofferenza e da un “endless pain that has no beginning” ossia un dolore costante che non ha né un inizio né una fine, ma semplicemente esiste. Esso trasforma la quotidianità di molte donne in un puro tormento fisico e morale, rendendole impotenti di fronte a ciò che le attende fin da quando sono piccole. Lei stessa dice: “This is a novel that imitates the action of waving […] the dress is created from the lives of the others“. Parla quindi di come le vite di tutte queste donne confluiscano nella trama di questo abito creato grazie alle loro esperienze di sofferenza.
DAL RUOLO ATTIVO DELLA MEMORIA AGLI ERRORI DELLA VITA
Altro punto fondamentale su cui l’autrice si focalizza è il concetto di memoria, estremamente ricorrente nel libro e che per lei risulta essere una memory of meaning, ossia qualcosa che dobbiamo portare a compimento lottando, non qualcosa di perso o lontano appartenente al passato e da cui dobbiamo guarire.
Analogamente, Bassma usa la tessitura come metafora della vita stessa, dicendo che anche nell’intrecciare i fili si possono commettere errori, in quel caso basta solo tornare indietro e sciogliere i nodi, proprio come nella nostra quotidianità possiamo tornare sui nostri passi e ammettere semplicemente di aver sbagliato.
LA SCRITTURA COME IMPEGNO E RELAZIONE COLLETTIVA
Estremamente interessante è stato anche il modo in cui l’autrice ha risposto alle domande: “Qual è l’esperienza di una scrittrice donna in questo periodo storico? Per chi scrivi, visto che il numero di lettori nel mondo arabo è calato?” Bassma ha sottolineato il fatto che quando lei scrive, non pensa ai suoi lettori, bensì solo a quello che vuole trasmettere loro.
Lei ritiene che scrivere sia un lavoro collettivo, una sorta di relazione tra scrittore e lettore, dove quest’ultimo ha un compito fondamentale, ossia recepire il libro e impedire che il suo contenuto venga dimenticato nel tempo. Bassma non scrive per piacere agli altri, ma scrive per raggiungere i cuori di coloro a cui interessa ciò di cui parla nelle sue storie e, incontri come quello tenuto in Università Cattolica, le danno molta speranza per un futuro migliore e libero da guerre e violenza.
DONNE CUSTODI DI UN MONDO LACERATO DALLA VIOLENZA
L’autrice ha infine congedato l’aula lasciandoci con una frase sentenziosa ma molto attuale: “Weaving is for women, while men fight and invade“, che tradotta significa “La tessitura è per le donne, mentre gli uomini combattono e invadono“. Breve, incisiva e d’impatto, questa frase racchiude un significato potente. Pone, infatti, l’attenzione su come l’azione maschile sia spesso legata alla rottura dei confini e alla frammentazione, mentre l’azione femminile sia un atto di unione.
Intrecciare i fili significa mettere insieme i pezzi di una società, di una famiglia o di un’identità dopo che sono stati lacerati dal conflitto. Se l’uomo “invade” lo spazio, la donna “abita” il tempo, trasformando il dolore in un filo che, intreccio dopo intreccio, impedisce al mondo e alle anime di sfaldarsi. In questo scenario sempre più complesso, le tessitrici diventano quindi delle custodi della memoria e della speranza, uniche capaci di ricucire ciò che la violenza ha spezzato.
Giorgia Ferioli
