Martin Scorsese e il canto funebre del mafia-movie tra nostalgia, innovazione e una nuova frontiera tecnologica per il cinema: il caso The Irishman.
Il penultimo film di Martin Scorsese, uscito nelle sale nel 2019, a suo modo è stato un importante caso mediatico per l’industria cinematografica. Non tanto per i temi trattati nella storia, o per la lunghezza, giudicata da tanti esagerata (circa tre ore e trenta). No, il vero motivo di dibattito attorno a The Irishman è l’inserimento di un elemento tecnico tanto innovativo quanto azzardato: il ringiovanimento digitale dei suoi attori protagonisti. Ma andiamo per gradi.
Arrivato a 75 anni, dopo aver realizzato l’ascetico Silence (2016), Scorsese pensa di realizzare l’estremo saluto a un genere cinematografico che ha fatto la sua fortuna: il mafia-movie.
Il maestro statunitense vuole realizzare un canto funebre ad un certo tipo di cinema, ma vuole anche regalare al proprio pubblico una profonda riflessione sulla vecchiaia.
Per farlo, decide di chiamare tutti i volti più importanti di questo tipo di cinema: da Robert De Niro, Joe Pesci, Harvey Keitel fino ad arrivare ad Al Pacino, il padrino per eccellenza.
Il racconto di Scorsese, però, è volto a raccontare la parabola diacronica di questi personaggi, inglobando anche una riflessione su alcune tra le vicende più oscure e misteriose della Storia americana. Va da sé che il racconto delle vite di questi personaggi si sviluppa nel corso di diversi anni.
Ora, normalmente si opterebbe per un casting che considera per ciascun ruolo almeno due attori, uno per rappresentare il personaggio da giovane e uno da anziano. Ma Scorsese vuole che sia lo stesso attore a recitare per dare una continuità fisica al personaggio.
Così si mette in contatto con la Industrial Light & Magic, una compagnia specializzata in effetti speciali e nel ringiovanimento digitale. La particolarità dei sistemi adottati da questa compagnia è che non sono necessari sensori sul viso dell’attore, che Scorsese ritiene possano inficiare il realismo della loro prova attoriale.
Ma come funziona allora questo sistema di ringiovanimento dei volti dei protagonisti?
Durante le fasi di ripresa, davanti agli attori sono posizionate tre diverse cineprese: quella centrale è funzionale alla ripresa del film, le due laterali effettuano invece delle riprese a infrarossi che forniscono ad un database esterno delle informazioni volumetriche necessarie al successivo ringiovanimento digitale.
É un sistema complicato che la società a cui fa riferimento Scorsese non aveva ancora del tutto sviluppato. Il primo vero banco di prova è proprio rappresentato da The Irishman.
Le riprese durano relativamente poco, sono invece le fasi di post-produzione a durare almeno due anni, facendo lievitare il costo totale del progetto a 150 milioni di dollari. Un film di questo tipo con un budget così alto può essere prodotto soltanto da una società come Netflix, interessata ad avere nel proprio roster una produzione firmata Martin Scorsese.
Il risultato finale è decisamente convincente, i volti dei personaggi sono credibili e per nulla stranianti. C’è forse qualche momento del film in cui i movimenti di attori ormai arrivati ad una certa età (i già citati De Niro, Pesci e Pacino) risultano un po’ goffi per l’età che dovrebbero avere. Ma la scommessa, nel complesso, sembra vinta e, nonostante un risultato non eccelso in termini di box Office, il film riceve un plauso unanime da parte della critica internazionale.
Giorgio Maria Amadori
