L’avevamo scambiato per l’ennesimo cartone “per bambini”, con colori sgargianti e battute leggere. In realtà, Elemental (2023) è una piccola lezione d’intelligenza emotiva travestita da commedia romantica.
Ambientato in una città immaginaria in cui gli elementi (fuoco, acqua, terra e aria) convivono — o meglio, provano a convivere — il film Pixar non è solo una metafora dell’integrazione culturale, ma un vero e proprio specchio delle nostre relazioni.
Sì, anche di quelle universitarie, in aula o nei DM di Instagram.
Emozioni elementari (ma non semplici)
La protagonista Ember è una ragazza Fuoco, passionale e impulsiva, figlia di immigrati che hanno lasciato la loro terra natia per costruire una nuova vita a Firetown.
Dall’altra parte c’è Wade, un ragazzo Acqua, empatico fino al punto da piangere per ogni picco d’emozione.
Il loro incontro dà vita a una chimica (letteralmente) apparentemente impossibile: fuoco e acqua possono stare insieme?
Ma la vera domanda è un’altra: sappiamo davvero riconoscere, accogliere e gestire le emozioni – nostre e altrui – anche quando sembrano incompatibili?
L’intelligenza emotiva come superpotere silenzioso
Daniel Goleman, psicologo e autore di riferimento sul tema, la definisce come la capacità di riconoscere, comprendere e gestire le proprie emozioni e quelle degli altri. E Elemental ce lo mostra scena dopo scena:
- Ember lotta con la rabbia e la frustrazione di non sentirsi all’altezza delle aspettative dei genitori;
- Wade, invece, è l’esempio vivente di ascolto attivo, vulnerabilità e apertura emotiva.
Entrambi imparano qualcosa l’uno dall’altra. Ember impara che la fragilità non è debolezza. Wade scopre che si può amare anche chi è “diverso” da sé.
E noi? Possiamo imparare a non reagire d’impulso, a fare spazio alle emozioni e a dialogare con chi ci sfida emotivamente?
Se vuoi saperne di più sull’intelligenza emotiva e gli infiniti effetti positivi che questa ha sulla nostra vita, ti invitiamo alla lettura dell’articolo “COME L’INTELLIGENZA EMOTIVA PUÒ RENDERCI FELICI” presente sul nostro blog!
Un inno all’inclusione (che parla anche di noi)
Ma Elemental non parla solo di sentimenti. Parla di integrazione, barriere culturali, pregiudizi, scelte di vita.
Firetown è un quartiere emarginato. Gli Elementi non si mescolano. I Fuoco sono considerati “pericolosi”. Quante volte, anche nella nostra vita universitaria, etichettiamo qualcuno prima ancora di conoscerlo?
Il film ci ricorda che l’inclusione non è una parola astratta, ma un’azione quotidiana. È lo sforzo di incontrare l’altro nel suo mondo. È smettere di pensare “non è come me” e iniziare a chiedersi “cosa posso imparare da lui/lei?”.
Il tema dell’inclusione ti è caro o vuoi saperne di più? Dai un’occhiata al nostro articolo “ATYPICAL: UNA SERIE TV ALL’INSEGNA DELL’INCLUSIONE“.
Cosa ci portiamo a casa (oltre a qualche lacrima)
Se sei in cerca di un film leggero, ok, Elemental può fare al caso tuo. Ma se ti fermi un attimo in più, scoprirai un mondo fatto di:
- micro-rivoluzioni emotive,
- dialoghi silenziosi,
- e una narrazione che ci invita a crescere come persone, non solo come studenti.
In un’epoca in cui si parla tanto di competenze trasversali, Elemental è un promemoria potente:
L’empatia è una competenza. L’inclusione è una scelta. E l’intelligenza emotiva è la chiave che apre entrambe.
Rosa Giuffrè
