IL PODCASTING E L’EVOLUZIONE DELL’INFORMAZIONE

“Sono Cecilia Sala e questo è Stories”. Si aprono così gli episodi di Stories, il podcast di Cecilia Sala prodotto da Chora Media, dopo una breve introduzione volta ad anticipare il contenuto della puntata: una sigla che per gli appassionati di geopolitica è del tutto riconoscibile.

Cecilia ha 28 anni e scrive e parla di attualità, con un focus specifico sugli esteri. Fa parte di quei giornalisti che hanno capito che la carta stampata non basta più e che nemmeno la televisione è sufficiente a soddisfare quel bisogno di informazione che è connaturato all’essere umano. Il nuovo giornalismo, pur rimanendo legato agli strumenti digitali, è riuscito intelligentemente ad abbracciare l’evoluzione digitale, rendendola parte integrante di uno dei mestieri maggiormente utili al mondo – se fatto bene. È così che la professione è entrata in una nuova era, ben rappresentata, tra gli altri, da Cecilia Sala.

I podcast nacquero grazie all’invenzione di un’innovativa tecnologia da parte di Apple, l’IPod, che permise la creazione di un nuovo “medium”, come spiegato da Bruno Jham et al in un vecchio numero del “Journal of Dental Education”. Gli autori dell’articolo raccontano che il termine fu usato per la prima volta nel 2004 e ne danno una definizione: “file multimediali che possono essere distribuiti attraverso Internet e riprodotti su computer e dispositivi portatili”. Da questa descrizione, risalente al 2007, è cambiato moltissimo, una cosa tra tutte: ora non abbiamo bisogno di un IPod per ascoltare un podcast, perché ci viene in aiuto il nostro smartphone mentre siamo in metro o mentre cuciniamo dopo aver chiesto ad Alexa di riprodurre “Elisa True Crime”. Per quanto riguarda la registrazione, invece, sono nate company che si occupano della produzione, fornendo attrezzi all’avanguardia, mentre chi resta indipendente si è dato da fare per offrire un prodotto di qualità procurandosi da sé una strumentazione adeguata.

Sono tanti gli esempi di podcast seguitissimi che danno un contributo fondamentale al mondo dell’informazione in una forma alternativa. È il caso di “The Essential”, condotto da Mia Ceran e prodotto da Will Media, che, per poco più di cinque minuti, “ogni giorno racconta l’attualità dall’Italia e dal mondo”. Un appuntamento quotidiano, che, nel tempo di un caffè, informa su alcune delle notizie più rilevanti della settimana, quasi si trattasse della versione ridotta di un TG mattutino. Ciò che colpisce di è la semplicità con cui Ceran fa divulgazione, la stessa di “Per esempio, la guerra”, l’ultimo progetto di Francesca Mannocchi. La giornalista e scrittrice, in un tour per alcune classi medie ed elementari di Roma, ha registrato le voci degli alunni che la interrogavano e si interrogavano su una delle peggiori azioni mai compiute dall’uomo: la guerra. Come “The Essential”, il podcast di Mannocchi è episodico (episodi autoconclusivi), ma, a differenza del primo, presenta un numero di puntate limitato.

Al contrario, Pablo Trincia predilige per le sue “creazioni” la struttura seriale, caratterizzata da un arco narrativo esteso orizzontalmente lungo tutte le puntate. È il caso di “Sangue loro. Il ragazzo mandato a uccidere”, podcast originale di Sky Italia e Sky Tg24, realizzato da Chora Media, che segue il successo di “Veleno” e di “Dove nessuno guarda. Il caso Elisa Claps”. Sei episodi – oltre a due bonus track – all’interno dei quali si sviluppa il racconto della Roma degli anni ’80 minacciata dal terrorismo, grazie al contributo di chi quella stagione l’ha vissuta in prima persona e la ricorda bene.

L’informazione si fa flessibile, domina i devices, si svincola dalle forme antiche per assumerne altre, che hanno lo straordinario potere di avvicinare le ultime generazioni e chi non ha familiarità con i mezzi tradizionali. Per quanto sia importante non perdere le “vecchie abitudini”, non si può ignorare la portata di un cambiamento di questo tipo, che ha donato nuova linfa al mondo della comunicazione.

Chiara Trio