Raffaella Pellegrini è specializzata in psicologia della comunicazione ed è musico-terapeuta. è stata docente del corso di Alta Formazione “Voce e volto” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Per lei, i punti chiave nella comunicazione sono tre: coscienza, intenzione e coerenza.
Come spiegare il FACS a chi non lo conosce?
Il FACS è un sistema di decodificazione delle espressioni facciali che è stato sviluppato attraverso un grande corpo di dati e di studi da Ekman, con l’intenzione di vedere se si poteva sostanziare un’universalità delle espressioni facciali in relazione alle emozioni.
Quello che è accaduto a posteriori è che si è un po’ travisato il lavoro di Ekman, perché è diventato un modo non solamente per leggere le emozioni, ma per leggere le intenzioni. Si può avere un livello minimo di consapevolezza di che cosa sto esprimendo e qual è la mia intenzione e si può avere un livello massimo in cui anche la mia gestione della comunicazione non verbale è pianificata o gestita. Ma anche se il livello di consapevolezza in un certo momento è basso, non si può escludere il livello dell’intenzione. C’è anche una gerarchia delle intenzioni.
Perché il linguaggio del corpo rientra tra le soft skills?
Ci sono degli studi che hanno dimostrato che il contenuto verbale veicola soltanto il 7% del totale della comunicazione. Quindi, quando io ti sto parlando, le parole hanno un peso del 7%, la voce del corpo dell’altro 93%. Quindi quante informazioni sto passando con il mio non verbale, con la mia postura, con le mie espressioni, con i miei gesti, con l’uso dello spazio? Tantissime. E se io non sono cosciente di questi aspetti, quanto efficace posso essere della mia comunicazione? Molto meno. Quando tutte le forme di comunicazione vanno nella stessa direzione, il messaggio diventa più potente. A volte i differenti linguaggi e codici possono anche contraddire: penso, ad esempio, all’ironia.
Come ci si può allenare per dare una buona impressione di sé già a partire dalla comunicazione non verbale e paraverbale, per esempio in un colloquio di lavoro?
Non penso che ci sia una strategia, perché, almeno personalmente, trovo che un valore importante sia l’autenticità. Se io ti chiedo di fare il “brillante” e l’estroverso, quando in realtà tu sei una persona introversa e che non ha bisogno di mettersi in mostra, adottare uno stile di questo tipo non è coerente con chi sei.
Il focus è la consapevolezza, da un lato di quali sono le proprie intenzioni e dall’altro di come si stanno utilizzando i diversi canali comunicativi. Immaginiamo che c’è una parte di te che ha assolutamente voglia di esprimere tutto quello che sa fare e ce n’è un’altra che ha estremamente paura. Se io non ho consapevolezza che c’è una parte di me che ha così tanta paura, è possibile che vada lei a fare il colloquio e che, quindi, si metta in una certa posizione o eviti il contatto visivo. Comincia a balbettare, non controlla bene la respirazione.
Ci sono dei movimenti o delle espressioni che diamo per scontato, ma che, in realtà, dovremmo tenere sotto controllo?
Per noi il controllo non c’è, c’è solo consapevolezza. Direi che, a parte quelli assolutamente aggressivi, che vanno evitati, i gesti devono essere filtrati dalla consapevolezza. Facciamo un esempio classico: se io mi interfaccio con la cassiera e quel giorno sposta le cose molto rapidamente e non mi guarda negli occhi, penso che sia una persona scortese. Magari la incontro una settimana dopo e ha un atteggiamento completamente diverso. Ciò significa che avevo fatto una lettura totalmente inopportuna, perché le emozioni non sono la persona. Le emozioni sono stati transitori.
Chiara Trio
