STRAPPARE LUNGO I BORDI: COME RACCONTARE LA VITA IN 120 MINUTI CE LO INSEGNA ZERO CALCARE

Una serie geniale, irriverente, divertente, ma contemporaneamente densa e malinconica: questo è Strappare lungo i bordi

Michele Rech (in arte Zerocalcare) sbarca su Netflix con la sua prima serie animata, che racconta con ilarità, intensità e una punta di cinismo qual è il destino dell’uomo, ben lontano dall’essere una linea dritta. 

Strappare lungo i bordi, attraverso le avventure e la voce di Zero, il protagonista, ci fa capire che la vita è fatta di alti e bassi, che non sempre le cose vanno esattamente come ci si aspetta, che siamo fatti anche di debolezze, di dubbi, di fragilità. La società di oggi impone grandi aspettative e costringe spesso all’omologazione per raggiungere il tanto agognato successo

Ma se questo non accade? Se le promesse non si realizzano? Se non si è tagliati per far parte dell’“olimpo degli dei”? In questo caso subentrano la frustrazione, la delusione e il senso di impotenza, che ci spingono a pensare di essere inadatti, di non potercela fare. Usiamo la prudenza, cerchiamo di “strappare” i bordi il più piano possibile perché non si rompano, oppure non strappiamo affatto, restiamo fermi, sopraffatti. Solo che non funziona così “…perché se tu tieni in mano lo stesso foglietto di carta per dieci anni, pure se non lo strappi, il risultato è che dopo dieci anni in mano hai comunque una cartaccia da buttare, pure se hai giocato a fare la statuetta di cera”.

Forse allora Zero ci insegna che vale la pena anche osare, che restare fermi non è meglio che agire, che a volte vale la pena buttarsi, anche se poi magari il risultato non sarà esattamente quello che speravamo.

La magia di Strappare lungo i bordi è che parla proprio a tutti, con un linguaggio semplice, anche colorito ed è capace di far arrivare un messaggio forte e chiaro: non siamo difettosi, dobbiamo solo tirare fuori quello che abbiamo dentro anche se a volte questo comporta un salto nel buio.

Il peso del mondo non deve essere per forza tutto sulle nostre spalle, sbaglieremo e porteremo le nostre cicatrici, ma per lo meno sapremo che “avremo vissuto, avremo fatto tante avventure, saremo caduti ma ci saremo rialzati”.

Insomma, in questi sei episodi, di circa venti minuti ciascuno, Zerocalcare ci regala davvero un’occasione di riflessione unica nonché un piccolo capolavoro artistico. 

Oltre ai fantastici disegni dell’autore infatti, lo spettatore ha modo di ammirare anche la sua maestria come doppiatore e di riconfermare l’immensa bravura di Valerio Mastrandrea nei panni dell’Armadillo (la coscienza critica di Zero). Altra chicca della serie la musiche di Giancane che accompagnano le avventure dei protagonisti. 

Se volete vedere qualcosa di davvero originale e farvi due risate (e magari anche un pianto) non perdetevela, ne vale la pena. 

Sofia Contini