I MINORI E L’ACCESSO A INTERNET: IL CASO SQUID GAME

I pochi che in questo momento non hanno visto Squid Game, ne hanno sicuramente sentito parlare. Forse però non tutti sanno che la serie ormai più vista di Netflix sta influenzando il suo pubblico in modi inaspettati: da sfide recitate sullo schermo a challenge nella vita reale su TikTok il passo è stato tanto breve quanto drammatico.

Squid Game è l’ultimo sensazionale prodotto Netflix, un agghiacciante show coreano in cui 456 tra debitori, ladri e professionisti caduti in disgrazia davanti alle insidie e alla miseria della vita reale preferiscono tentare la fortuna con giochi violenti e sanguinosi. 

Se nel mondo adulto, le otto puntate messe in onda sono state un importante spunto di riflessione sul lato oscuro del capitalismo e su fino a che punto può spingere la povertà estrema, tra i più piccoli invece è nato il desiderio di emulare la serie. Innanzitutto, questi tentativi sono stati replicati nelle scuole: in diversi paesi europei i maestri hanno denunciato episodi violenti tra gli alunni, che ad esempio, simulavano “1, 2, 3 stella” della prima puntata scambiandosi pugni e provocandosi lividi. Inoltre, i giochi in questione hanno trovato terreno fertile su TikTok, in particolare con la Dalgona Candy Challenge, in merito alla quale alcuni ragazzi australiani hanno però riportato ustioni tali da dover essere portati in ospedale. 

Per questo, un po’ ovunque nel mondo sta emergendo il desiderio di molti genitori di limitare l’accesso alla serie – già vietata ai minori di 14 anni – proprio nel timore che le sfide rappresentate nello show vengano ricreate dai loro figli. In ogni caso, il parental control sulla serie non basta dal momento in cui le scene di Squid Game vengono fatte circolare su YouTube e TikTok, dove possono potenzialmente essere viste indipendentemente dalla classificazione per età della serie.

Il problema principale è proprio questo: se i bambini hanno la possibilità di accedere ai diversi social, ai siti web e più generalmente ad Internet, perché censurare Netflix? Considerando che forse più che della piattaforma la responsabilità è dei genitori, che pagano l’abbonamento, che sono proprietari dei dispositivi utilizzati, che in ultima istanza restano comunque i tutori dei figli?

È poi interessante notare come davanti agli inviti dei genitori a non guardare lo show, c’è la curiosità dei bambini legata alla sua presenza pervasiva sui social media, che si è estesa come sopracitato ai contenuti virali su TikTok e YouTube diventando la nuova mania nell’ambito delle culture digitali della tarda infanzia e adolescenza. I tentacoli indisciplinati del fascino intergenerazionale di Squid Game mostrano infatti come i media oggi sfidino le concezioni esistenti di contenuti “adatti ai bambini”.

Tuttavia, secondo recenti studi dell’Unione Europea, circa un utente di Internet su tre è un bambino, e quest’ultimi accedono ad Internet ad un’età sempre più giovane attraverso una vasta gamma di dispositivi. Passano sempre più tempo su Internet, navigando sui social media, giocando online e usando applicazioni mobili: tutto ciò accade spesso senza la supervisione di un adulto.

Mentre Internet offre molte opportunità di apprendimento, comunicazione, creatività e intrattenimento, apre anche alcuni rischi per utenti vulnerabili come quelli appartenenti a queste giovani fasce d’età. Pertanto, sono necessarie risposte efficaci per prevenire conseguenze negative e dannose che possono emergere dalla visione di contenuti non adatti.

Questa battaglia di controllo e prevenzione, per essere effettiva, necessita però del doppio supporto ed impegno sia dei genitori che delle piattaforme. Da tale binomio congiunto può, e dovrebbe partire, un’azione mirata, che possa preservare i più piccoli sia dal di fuori che dal di dentro del computer stesso.

Lucia Bernabei