IL NOSTRO ANNO DI RIPOSO E OBLIO

Immaginate di iniziare a leggere un libro e trovare come protagonista una ragazza che in modo del tutto spontaneo e volontario si barrica in casa perché non ha altro desiderio se non isolarsi da tutto ciò che la circonda. Qualcuno potrebbe pensare ad un’analogia poco elegante con la quarantena che tutti abbiamo vissuto. Ma così non è. Si tratta de Il mio anno di riposo e oblio, il libro di Ottessa Moshfegh uscito nel 2018 – a scanso di equivoci.

Il romanzo (ambientato in una New York pre-11 settembre) racconta la storia di una giovane ragazza senza nome che – intrappolata in un ciclo di depressione e dolore – decide di voler dormire per un anno intero imbottendosi di sonniferi che le prescrive una psichiatra negligente e fuori di testa. L’idea è quella di autoimporsi un anno di letargo dal mondo per poi risvegliarsi rinnovata e libera da convenzioni. 

Il suo isolamento è sicuramente molto diverso da quello in cui ci siamo trovati tutti per via della pandemia. La ragazza sceglie di andare in “ibernazione” per motivi personali, fondamentalmente perché è tormentata dal suo esistenzialismo e ha un’attitudine alla vita quasi del tutto remissiva e asettica. Niente sembra scalfirla o coinvolgerla, neppure la sua amica Reva che in verità la protagonista tollera a malapena e difatti la tratta malissimo mortificandola ripetutamente.

La protagonista si concede un anno di riposo per dedicarsi al suo dolore nella speranza di liberarsene, è intrappolata nella solitudine ma vuole guarire. Anche se durante la lettura si rischia di trovare tutto assolutamente ridicolo e assurdo, in realtà non si può fare a meno di pensare che la ragazza sia giustificata in tutto quello che fa. Molte persone depresse vivono una sorta di ibernazione ma non sono privilegiate come il personaggio di questo libro: lei è ricca, bella, istruita e con un’eredità enorme lasciatale dai genitori. È noncurante, cinica, apatica e autodistruttiva.

Il mio anno di riposo e oblio è un libro che non va travisato per l’apparente leggerezza con cui si avvicina al tema dell’autodistruzione e dell’auto-isolamento. Vagamente leggero è semmai lo stile che ci svela tematiche così profonde riuscendo a mostrarcele in tutta la loro inquietudine. 

Ottessa Moshfegh è riuscita a dare forma ad un personaggio bizzarro, non convenzionale ed estremamente sarcastico e autoironico nell’affrontare ogni melodramma. Quasi tutte le azioni del romanzo sono raccontate attraverso ricordi nebulosi che riemergono a poco a poco e all’interno della trama compaiono diversi flashback che vanno uniti per comprendere cosa succede. Altrimenti rischia di essere solo il monologo interiore di qualcuno straordinariamente malinconico, un irriverente flusso di coscienza.

Questo libro ti incolla alle pagine, è difficile non farsi trasportare da questa narrazione dal tono provocatoriamente divertente. Rendere interessante una ragazza che dorme non era sicuramente un’impresa facile, eppure Ottessa Moshfegh ci è riuscita. Questo romanzo non porta alla luce soltanto una profonda critica alla società contemporanea ma dà anche voce al racconto di una presa di coscienza di sé.

Virginia Felloni