NFT: FACCIAMO CHIAREZZA

Tutti ne parlano, pochi ne capiscono, gli NFT da qualche settimana popolano i giornali, i social e il mondo dell’arte, ma esattamente che cosa sono?

NFT è l’acronimo di Non Fungible Token e sono dei certificati di autenticità digitale. Il termine Non fungible ci può ulteriormente aiutare a capire in cosa consistano, in quanto con fungibile si intende un bene che può essere sostituito. Per esempio, una banconota da 5 € può essere scambiata con una banconota dello stesso valore, e di conseguenza, è perfettamente interscambiabile. Tuttavia, per l’arte difficilmente un bene è considerato fungibile. Nei bookshop dei musei sono in vendita molte copie e versioni delle opere d’arte esposte nelle sale, ma le imitazioni non hanno lo stesso valore dell’autentico. Anche la copia meglio realizzata non porterà con sé l’idea, la storia o la fattura dell’originale.

Gli NFT possono essere intesi come delle informazioni digitali che rendono i file a cui vengono associati non replicabili. Quasi come una firma d’autore. Volendo capire anche il funzionamento dietro gli NFT, è importante sottolineare che non stiamo parlando di un unico file o cartella, quanto di una rete che si districa su internet. Infatti, la blockchain su cui si basa, è una “catena di blocchi” che funziona da sistema di controllo. Questa catena è sostenuta da migliaia di terminali informatici che registrano operazioni e transazioni di ogni tipo. L’uso della blockchain rende l’NFT come una ricevuta di acquisto che “circola” su internet in maniera decentralizzata. Non resta solo nelle mani di chi l’ha comprata ma è visibile (seppur criptata) da tanti.

I file, su internet, si potrebbero salvare su un URL o tramite un IPFS (InterPlanetary File System, ovvero un protocollo di comunicazione e rete peer to peer per archiviare e condividere i dati in un sistema strutturato su base associativa) così da salvare la ricevuta-NFT su computer diversi. Il collegamento e ogni passaggio fatto attraverso i diversi server lascia delle “impronte digitali” che caratterizzano quel file specifico. Dalla ricevuta, infatti, si può risalire a chi l’ha creato, chi l’ha venduto e successivamente chi l’ha comprato. Dentro viene inserito un codice che corrisponde all’opera a cui verranno associate tutte le transazioni e transizioni della stessa.

Quindi la blockchain per gli NFT permette di certificarne l’autenticità grazie ad una serie di metadati che, essendo salvati su molti computer, non possono essere contraffatti o eliminati. Al momento la blockchain associata agli NFT è quella legata agli Ethereum, la stessa usata per la cripto valuta Ether, più flessibile rispetto alla blockchain dei Bitcoin, usata esclusivamente per la circolazione e lo scambio della cripto valuta.

Per quanto riguarda le opere d’arte digitali, l’NFT funziona come le pubblicazioni e i certificati nel mercato “tradizionale”. Infatti, normalmente a sostegno dell’autenticità di un’opera d’arte sono necessarie: la firma, la dichiarazione dell’autenticità ma anche le pubblicazioni e i passaggi di proprietà avvenuti da quando l’opera è uscita dallo studio dell’artista a quando è passata nelle mani dell’ultimo acquirente. Un’opera d’arte senza questi certificati normalmente suscita incertezza rispetto al fatto che sia autentica o meno.

Nelle ultime settimane l’attenzione si è concentrata sugli NFT e l’arte perché il 12 marzo è stata venduta da Christie’s la cripto opera Everydays – The First 5000 days, di Mike Winkelmann, meglio noto come Beeple. In quell’asta sono stati infranti una serie di record, come la prima vendita NFT mai realizzata in oltre 250 anni di attività della casa d’aste, la prima seduta d’asta ad aver accettato offerte in cryptocurrencies e il valore di vendita dell’opera ha collocato Beeple tra i tre artisti meglio venduti nel dipartimento di d’arte contemporanea, dopo David Hockney e Jeff Koons.

Il compratore, Metakovan ha de facto comprato un file JPEG salvato in un portafoglio digitale (wallet address) reso unico da uno smart contract address, composto da pixel e byte che è stato coniato (minted) da Christie’s.


Image source: Beeple generator

Ciò che ha affascinato gli esperti delle case d’asta è stato che, dal momento che le aste attualmente sono organizzate online con una finestra temporale per fare offerte più ampia, l’opera di Beeple sia cresciuta molto lentamente nei giorni precedenti alla chiusura, per poi passare dall’offerta di circa 6 milioni di dollari all’ultima di 69 milioni negli ultimi minuti di asta.

Mariolina Bassetti, presidentessa di Christie’s Italia e del dipartimento Post-war e Contemporary Art per l’Europa Continentale, ha detto che la caratteristica di queste opere è che chi le compra potrebbe non fruirne mai. Mentre Max Moore, vicepresidente e co-head del dipartimento di Arte Contemporanea day auctions presso Sotheby’s, ha affermato che l’acquisto degli NFT più che essere incentrato sulle opere d’arte è focalizzato sull’idea di possesso del pezzo d’arte. Entrambe affermazioni che in parte spiegano il gran numero di detrattori e critiche che si sono susseguite nelle ultime settimane. Lo stesso Moore ha sottolineato come l’asta abbia portato alla luce il rapporto stretto che intercorre tra arte, mercato e denaro e ha affermato come, diversamente da altri mercati o opere d’arte sia difficile convincere gli acquirenti ad acquistare o ad apprezzare il valore delle opere NFT.

Beeple, dopo la vendita della sua opera, ha detto che siamo solo all’inizio di quello che gli NFT potrebbero offrire come utilizzi. Per gli esperti del settore e per gli osservatori più attenti risulta ancora difficile capire se l’eccitazione generata dall’asta di marzo abbia dato vita ad una bolla destinata a scoppiare o se si tratti di un nuovo strumento che, superata la fase di crescita e maturità, si assesterà su plateauper essere usato come metodo di valorizzazione dei contenuti digitali. Il mercato delle cripto valute, così come qualsiasi altro mercato, è volatile ma i possibili utilizzi futuri, quali la certificazione di luoghi digitali, oggetti accessori, indumenti utilizzabili su videogiochi digitali (il settore della moda sta già iniziando ad affacciarsi al mondo degli NFT per la vendita di indumenti digitali), sono già in divenire.

Negli ultimi mesi sono nati una serie di siti dove acquistare o realizzare NFT, che non comprendono necessariamente solo opere d’arte ma anche meme (è stata venduta all’asta il video di Nyan Cat per oltre 530 mila $) o video di sportivi (su NBA Top shot è stato venduto un video NFT di Lebron James per 209 mila $) o post (il primo post mai realizzato da Jack Dorsey, cofondatore di Twitter venduto per 2,9 milioni di $). In futuro si potrebbe anche pensare di applicare la stessa logica ad oggetti fisici per tenere traccia della proprietà di questi, ma per il momento possiamo solo pensare di comprare o provare a realizzare qualche contenuto NFT.

Nota importante: così come per i bitcoin e altre cripto valute, i costi di mining in termini energetici sono molto alti, motivo per cui anche nel caso degli NFT si può parlare di prodotti con un impatto ambientale possibilmente molto elevato.

Eugenia M. Montresor