UN PASSO AVANTI: LINES E LA QUESTIONE DI GENERE

Pubblicità provocatoria e risoluta che mostra specchi opachi e parole taglienti: è questo il nuovo spot della Lines, che fa un passo avanti e si adegua all’evoluto discorso sulla parità di genere, ridimensionando gli stereotipi femminili.

Lines, con Emma Marrone e altre forti donne, si unisce nella lotta alla demolizione degli stereotipi di genere che permeano ancora – purtroppo – la nostra moderna società. Frasi come: “sei donna, cosa vuoi capirne tu?”, “chissà cosa hai fatto per arrivare lì”, “hai una crisi ormonale?”, aleggiano come echi nello spot, ridondanti sugli specchi della scena che impediscono alla donna di guardarsi come vorrebbe e danneggiando il suo ruolo perché la convincono di essere incapace in settori tradizionalmente percepiti come maschili. Tra le varie frasi abbiamo anche: “guidi come una donna”, ma perché, come dovrebbe mai guidare una donna?

Gli stereotipi sulle donne rendono il terreno della parità di genere sapone scivoloso, squarciano sempre più la voragine già viva tra uomo e donna, imprigionando quest’ultima in ruoli predeterminati senza che le si venga chiesto il consenso. La società dalla notte dei tempi, dalla nascita di Eva dalla costola di Adamo, crea disuguaglianze – la distinzione tra giochi per femmine e giochi per maschi per intenderci – e sta a noi, in quanto cittadini di un mondo globalizzato e avanzato, limare e smontare questo gender gap creatosi (si spera) in maniera non premeditata, ma figlio di un modo di pensare radicato in generazioni passate, in cui il retaggio di Simone De Beauvoir insegna come il mondo così come lo conosciamo sia un’opera dell’uomo che, descrivendolo esclusivamente dal suo punto di vista, confonde ciò che pensa con la verità assoluta.

Abilmente Lines invita a riflettere sulla violenza, in particolare quella psicologica, che entra silenziosa nei soggetti e rende schiavi di quelle parole. Accusare una donna di essere troppo emotiva, troppo nervosa, troppo sensibile nel momento del ciclo è renderla colpevole di un crimine inesistente, ma soprattutto la convince a giustificarsi per una parola o una lacrima in più. Perché una donna deve essere soggetta a domande scomode? Perché deve giustificarsi per il solo fatto di esser donna? È scientificamente provato che i livelli di estrogeno e progesterone manipolino la sensibilità di una donna durante il ciclo: appurato ciò, perché evidenziarne ancora gli effetti indesiderati con la solita domanda “ma hai il ciclo?”.

Non sappiamo se la scelta di Lines sia puramente di marketing, sappiamo però che è il giusto mindset per affrontare il problema della disuguaglianza di genere e indirizzare il cambiamento verso la giusta rotta. Una rivoluzione gentile, fatta di parole (in questo caso) non dette, ricordando a noi stessi che ciò che diciamo può non avere valore per noi, ma grande importanza per altri.

Normalizziamo il normale, perché è veramente l’ora di fare un passo avanti. 

Carolina Pugliese