Il SOMMELIER: UNA STORIA DI RISCATTO DALLE TINTE POP

Il sommelier è un film di produzione Netflix, diretto da Prentice Penny (sceneggiatore di serie tv come Scrubs). La pellicola rappresenta il felice debutto del regista nel lungometraggio.

Elijah (interpretato da Mamoudou Athie) è un giovane che vive nella Menphis dei nostri giorni e nutre una grande passione per il mondo del vino. Quando decide di perseguire il proprio sogno di diventare sommelier sarà inevitabilmente costretto a mettere in discussione sé stesso e il difficile rapporto con il padre. Il sommelier porta sullo schermo il classico scontro tra padre e figlio, ma affronta il tema in maniera profonda e articolata.

Da una parte abbiamo Louis (Courtney Bernard Vance), il padre che vorrebbe imporre la sua autorità al figlio, e dall’altra Elijah, che vorrebbe autorealizzarsi perseguendo i propri sogni e le proprie passioni. Il difficile rapporto tra i due è tradotto nel film da lunghi silenzi, carichi di significato, che simboleggiano la grande difficoltà di Elijah nell’affrontare apertamente il padre. Quest’ultimo, infatti, si dimostra sprezzante e manifesta tutto il suo biasimo con pareri sarcastici o, addirittura, con la più ottusa indifferenza nei confronti del figlio. Il suo ruolo non si limita a quello di padre inflessibile e sordo ai desideri del figlio, ma contribuisce ad alimentare il motore della narrazione, essendo uno dei principali ostacoli che il ragazzo dovrà superare per realizzare il suo sogno.

Infatti la struttura narrativa sembra ricalcare il classico schema vogleriano in cui il protagonista compie un vero e proprio viaggio di formazione. Assistiamo a come, lungo tutta la narrazione, il personaggio dovrà confrontarsi con diverse prove – anche dolorose – che lo porteranno a mettersi in discussione per realizzare il proprio sogno. Se il padre rappresenta uno dei diversi ostacoli che Elijah dovrà superare, dall’altra parte il protagonista ritroverà nella madre Sylvia la figura del “mentore”, colei che lo aiuterà nell’indicargli la strada giusta per raggiungere i propri obiettivi. Figura, quest’ultima, che funge anche da elemento riconciliante tra il marito e il figlio.

La narrazione guadagna in ritmo e drammatizzazione grazie alla presenza di due mondi visivi in opposizione. Il primo elemento è simboleggiato dalla città di Memphis, che con le sue periferie e la griglieria di famiglia, in perfetto stile metropolitano, rappresenta il modesto background del protagonista. Da contraltare troviamo il raffinato e sofisticato mondo parigino, fatto di lezioni di enologia, degustazioni e vini pregiati… e sarà proprio la passione di Elijah per il vino a ricongiungere questi due mondi apparentemente così distanti.

Infatti, nel film troviamo un’allusione chiara alla difficile questione razziale: Elijah è l’unico ragazzo di colore a partecipare al corso per diventare sommelier, il che sottolinea come – purtroppo – il fattore etnico sia ancora un elemento discriminante per accedere ed esercitare alcune professioni.

Un ulteriore elemento significativo, poi, è dato proprio dal vino, sottile filo conduttore di tutta la vicenda. È originale la decisione del regista di accostare il sofisticato e ricercato mondo dell’enologia a una colonna sonora dalle forti tinte pop, trap e R&B, quasi si volesse rimarcare, ancora una volta, la differenza tra il mondo da cui viene Elijah e quello a cui aspira.

Nel complesso i temi trattati –  la famiglia, la voglia di riscatto, la realizzazione dei propri sogni -risultano ben bilanciati, mentre la scelta di atmosfere calde e confortevoli aggiunge un tocco di personalità in più alla pellicola. Questi elementi, ben abbinati tra loro, rendono Il sommelier un film che si presta a una visione piacevole e godibile… Soprattutto se ad accompagnarvi c’è un buon bicchiere di vino.

Giulia Nevi