AMAZON RECOMMENDED SYSTEM: IL CONTROLLO ALGORITMICO DELLA MENTE

Le potenzialità del web si esprimono, oggi giorno, tramite una vasta gamma di modalità interattive, offrendo svariate opportunità non solo per gli utenti e le aziende ma ridefinendo anche il ruolo del media mix.

Le pubblicità caricate sulle svariate pagine sono spesso collegate agli interessi degli utenti in quanto fondate su meccanismi algoritmici in grado di individuare e memorizzare informazioni sulle preferenze individuali dell’utente. Queste vengono poi utilizzate dalle imprese per personalizzare le proprie offerte e le proprie strategie pubblicitarie al fine di carpire l’attenzione ed il favore del consumatore, spingendolo poi all’acquisto.

Questi strumenti di influenza digitale vengono detti Motori di Raccomandazione e funzionano come degli elaboratori di dati che raccolgono e analizzano i comportamenti degli utenti al fine di instaurare meccanismi legittimi di manipolazione delle nostre azioni online.

Un esempio fortemente significativo, da questo punto di vista, si riscontra nell’utilizzo di questa tipologia algoritmica da parte di Amazon: all’interno del popolare e-commerce gli utenti acquistano ogni giorno centinaia di prodotti che vengono consegnati direttamente presso il proprio domicilio dopo poco tempo, conglobando così efficienza e loyalty.

Ma come funzionano questi meccanismi?

Spesso quando navighiamo online non facciamo caso alle dinamiche di funzionamento delle piattaforme: ogni nostra azione viene raccolta, analizzata ed elaborata dalle strutture recondite del web, condizionando fortemente i nostri comportamenti tramite tattiche apparentemente trasparenti, finalizzate ad incrementare la credibilità delle logiche sottostanti alla piattaforma andando così a ledere, almeno parzialmente, la nostra libertà di scelta.

Questi meccanismi sono ben visibili su Amazon: ogni talvolta che acquistiamo un prodotto o semplicemente ne visitiamo la pagina, l’algoritmo raccoglie i nostri dati e li compara con quelli degli altri utenti, riproponendoceli come “suggerimenti”. Si tratta di strategie fondate sull’analisi delle preferenze dei soggetti volte a stimolarne attenzione e ricerca, attivando i processi inconsci del desiderio e dell’acquisto d’impulso, incrementando la soddisfazione individuale.

In questo senso stiamo assistendo, soprattutto negli ultimi anni, ad un progressivo processo di algoritmicizzazione della comunicazione coadiuvata da uno sviluppo accelerato delle nuove tecnologie: l’uomo, per sua natura, ha sempre ricercato un’evoluzione di sé, un modo per sentirsi onnipotente all’interno di un universo che non sarà mai in grado di controllare.

Ma siamo davvero sicuri che ciò non conduca ad una perdita dell’identità individuale? “Ai posteri l’ardua sentenza”.

Martina Allegri