40 ANNI DALLA SCOMPARSA DEL MAESTRO DEL BRIVIDO

Era il 29 aprile 1980 quando Alfred Hitchcock si spense nella sua casa di Bel Air in California dopo una carriera all’insegna del successo. Ma non fu così semplice. 

Iniziò la sua carriera come disegnatore di titoli presso una casa produttrice londinese, città natale del regista, dove cominciò ad avvicinarsi al mondo del cinema, avendo l’occasione di terminare il film Always tell your wife rimasto senza regista a causa di una malattia che colpì quest’ultimo. 

Sin da subito si notò l’abilità e la capacità di Hitchcock che lo portarono a debuttare come regista con il film Mrs.Peabody, purtroppo rimasto incompleto a seguito della chiusura delle casa di produzione. 

Dal 1925 al 1929 il regista si dedicò alla produzione di ben nove film muti, il primo dal titolo Il labirinto delle passioni seguito dal Il giardino del piacere, L’aquila della montagna e Il pensionante, film del 1926 considerato da Hitchcock stesso il suo vero primo film in cui cominciano ad emergere le più famose caratteristiche del regista. 

Una volta arrivato in America, il suo stile cominciò a prendere forma. Iniziò così a produrre film enigmatici, basti pensare a Rebecca, la prima moglie unico film del regista che vinse l’Oscar nella categoria “Miglior film”, arrivando qualche anno dopo a creare il giusto mix tra suspense e mistero in film come Il delitto perfetto (1954), La finestra sul cortile (1954) e La donna che visse due volte (1958). 

Alfred Hitchcock intorno alla fine degli anni ’50  riuscì a delineare il suo stile così come lo conosciamo oggi. Il brivido diventa il nucleo attorno al quale le sue pellicole cominciano a svilupparsi, dando vita a film eterni ed unici nel loro genere. 

Se qualcuno dice “Hitchcock” quasi sempre l’associazione è Psyco: film non a caso prodotto nel 1960 con toni più tendenti all’horror che non al semplice brivido. Nel proiettare questa pellicola, il regista inglese cambiò anche il modo di consumo del film poiché fino a quegli anni era norma entrare in sala anche dopo l’inizio del film, cosa che vietò assolutamente per la proiezione di Psyco per evitare di perdere l’inizio, considerato l’elemento chiave.

Nonostante la bellezza delle sue opere, fino ad allora nessuno lo considerava un regista di valore. Fu François Truffaut a riconoscere per primo la bravura di Hitchcock, dedicandogli un libro dal titolo Il cinema secondo Hitchcock, basato su un’intervista fatta al regista, che lo porterà in breve tempo nell’olimpo del cinema. 

Nel cinema di Sir Alfred il tema generale è qualcosa che accomuna tutti gli esseri viventi: la quotidianità. Quest’ultima viene smossa dall’imprevedibilità, dalle luci e dalle ombre che si alternano, dalla tridimensionalità e ovviamente dalla suspense: “Se facessi “Cenerentola”, il pubblico cercherebbe qualche cadavere nella carrozza”. 

Diandra Zucchegna