UNORTHODOX: STORIA DI RINASCITA E VIAGGIO VERSO L’EMANCIPAZIONE FEMMINILE

É uscita solo da poche settimane ed è già un successo: parliamo di Unorthodox, la miniserie rilevazione di Netflix che ha conquistato il pubblico destando stupore e curiosità.

Quella di Esty, giovane diciannovenne, non è una storia come tutte le altre: è un racconto di ribellione, di ricerca spasmodica di libertà ed è soprattutto ispirato alla storia vera di Deborah Feldeman, autrice del romanzo autobiografico Unorthodox: The Scandalous Rejection of my Hasidic Roots.  

La realtà che viene ripresa sullo schermo, di cui la Feldeman in primis ci parla nel suo romanzo, è quella della comunità ebraica ultra ortodossa del movimento Satmar di Williamsburg, un microcosmo che ai nostri occhi appare lontano, curioso, diverso, incastonato in una New York veloce e moderna.

Alla fine della Seconda Guerra mondiale, infatti, un gruppo di ebrei hasidici sono trasferiti proprio a New York, nel quartiere di Williamsburg, a Brooklyn con un intento preciso: “ricostruire” i sei milioni persi nell’Olocausto. Le donne sono dunque costrette a sposarsi in giovane età e da quel momento iniziano ad assolvere al loro compito primario: fare figli, moltissimi. La fecondità e la prosperità diventano i principi cardine e nobili di questa comunità.

La serie, diretta da Maria Schrader, è un viaggio che ci accompagna lentamente in un universo del tutto nuovo, ricco di imperativi, riti ed usanze particolari. Il tutto ci viene raccontato con dovizia di particolari lasciando lo spettatore con molti quesiti, stimolando la curiosità, generando a tratti rabbia e stupore.

In Unorthodox viene ripresa l’esperienza della Feldman per quanto riguarda la vita pre-fuga: Ester Shapiro, la nostra protagonista, ha lo stesso temperamento di Deborah, la stessa attitudine a sentirsi diversa, a porsi mille domande, a sentirsi imprigionata in una realtà che non sente sua.

Esty, intrepretata dalla bravissima Shira Haas, a seguito di un matrimonio (combinato) infelice deciderà di fuggire a Berlino (città dalla quale è partita la rivoluzione nazista) per rifarsi una nuova vita, iniziando un vero e proprio percorso di emancipazione e ricominciando da capo in un nuovo mondo. L’attrice israeliana, riesce ad interpretare Esty magnificamente, la sua interpretazione cattura lo spettatore, è magnetica e intensa.

Un elemento che salta subito all’occhio è la lingua parlata nella serie: si tratta dell’yiddish, (discendente dall’alto tedesco medio, arricchito di elementi lessicali ebraici, scritto in caratteri ebraici), è dunque consigliabile guardare la serie in lingua originale con i sottotitoli per poter immergersi al meglio nel clima e catturare la vera essenza della comunità.

Chiara Russo