TUTTO IL GIORNO DAVANTI

Rai uno, tra le sue innumerevoli iniziative, ha deciso di affrontare il tema dei migranti, offrendo ai suoi telespettatori il film “Tutto il giorno davanti”. È il racconto di una storia vera, ambientata a Palermo nel maggio del 2014, che alterna immagini realistiche e forti della città a parole dolci e immaginarie di una mamma alla propria figlia, considerata ancora troppo piccola per entrare nel mondo degli adulti

Il tv movie è liberamente ispirato alla vera storia di Agnese Ciulla, raccontata nel libro “La grande madre”. Oltre ad essere consulente e formatrice, la donna fu assessora alle Attività Sociali di Palermo dal 2014 al 2017 e venne soprannominata la “Grande Madre”, per aver preso in carica come tutore legale oltre novecento minori stranieri non accompagnati arrivati a Palermo in quegli anni, ridando loro dignità e diritti.

È proprio la bravissima attrice italiana Isabella Ragonese a dare volto e voce alla protagonista, che nel film porta il nome di Adele Cucci. Questa è la storia del coraggio di una donna, dell’amore di una mamma, della volontà di una persona di dare speranza alle vite di ragazzi e bambini meno fortunati, da lei considerati suoi figli. Il racconto è concentrato in 24 ore, al fine di raccontare l’eccezionale giornata che tutti i giorni la donna si trova ad affrontare. È la vita di una mamma che deve accompagnare a scuola i suoi due figli, ascoltarli e consolarli, ma anche sgridarli per poi scappare al lavoro dove la aspettano altri ragazzi a cui badare.

Il tempo sembra non essere mai abbastanza, le corse sono infinite, i problemi nascono dal nulla uno dopo l’altro, i fallimenti e le soddisfazioni riempiono ogni minuto della giornata della donna, indissolubilmente intrecciata alla sua vita personale a casa. Viene, infatti, raccontata la difficoltà di una madre di spiegare a sua figlia minore la realtà che ogni giorno deve affrontare. Una bimba ancora forse troppo piccola per conoscere quello che effettivamente il mondo è.

Questa, però, è anche la storia di tanti ragazzi e ragazze che hanno lasciato la famiglia o l’hanno persa durante il viaggio. Sono le vite di persone che hanno abbandonato tutto per costruirsi un futuro in Europa. Come Joy, che sognava una vita migliore e finisce vittima della tratta delle schiave, o Bandiougou, capace di parlare sei lingue, o Junior, un talento del calcio in attesa di un’occasione.

Voglio lasciarvi con alcune parole del film che mi hanno toccato e che, nel mio piccolo, condivido ogni giorno. Il figlio dice alla madre Adele “ti sei buttata nell’acqua schifosa del porto per salvare un bambino che nemmeno conosci, questa cosa un assessore non dovrebbe farla” e lei risponde “ma io mica lo faccio perché sono assessore, io lo faccio perché penso che sia giusto così, che dovrebbero farlo tutti, se qualcuno ha bisogno, tu lo aiuti”.

Valentina Picinini