PARASITE: CHI È IL PARASSITA?

Già Palma d’oro al Festival di Cannes 2019, Parasite è il primo lungometraggio non in lingua inglese a vincere l’Oscar come miglior film, portando alla ribalta il cinema sudcoreano.

Lasciatemelo dire: la vittoria di Parasite agli Oscar 2020 mi riempie di gioia!

Per gli appassionati di cinema sudcoreano a volte è difficile digerire i canoni tipici dei lungometraggi hollywoodiani: gli mancano la lentezza, la formalità e il minimalismo tipici dei film orientali.

Il regista di Parasite, Bong Joon-Ho, era già in odore di successo internazionale dopo Okja, l’ultimo film prodotto e distribuito in esclusiva da Netflix, che nonostante non si possa annoverare tra i capolavori del sudcoreano, presenta comunque molte caratteristiche che hanno fatto di Parasite un capolavoro assoluto.

Siamo a Seoul, in Corea del Sud. Ki-Woo e la sua famiglia abitano in un seminterrato e vivono alla giornata di lavoretti temporanei e mal pagati. Quando il suo amico e studente universitario Min-Hyuk lo raccomanda come insegnante di inglese presso una famiglia molto benestante, Ki-Woo sfrutta l’opportunità per far entrare tutta la sua famiglia a lavorare alle dipendenze dei signori Park e dei loro due figli. Una sera, mentre i proprietari della casa sono in campeggio, tutta la famiglia di Ki-Woo si ritrova nella loro casa per mangiare e bere come dei veri signori. Entra in scena però la vecchia governante della famiglia Park, a cui Chung-Sook, madre di Ki-Woo, si era sostituita con uno stratagemma. La donna nascondeva il marito nella casa da ormai quattro anni, per metterlo al riparo dagli strozzini. Le maschere cadono per tutti e inizia uno scontro dettato dall’istinto di sopravvivenza di ognuno. Quando anche la famiglia Park ritorna a casa inaspettatamente, la situazione si fa sempre più tesa e, il giorno dopo, arriverà la resa dei conti che lascerà il segno in ognuna delle tre famiglie coinvolte.

Parasite è una bella riflessione sulla contemporaneità, uno sguardo critico ma oggettivo sulle dinamiche sociali di una delle cosiddette “tigri asiatiche”.

La Corea del Sud, infatti, a partire dagli anni ’90 ha conosciuto una forte crescita economica, tra industria e tecnologia. Eppure Parasite ci parla di una realtà ben diversa da quella che possiamo leggere sui libri di storia o sui giornali. Ci presenta tre famiglie con bisogni e speranze diverse, ci fa entrare nella loro vita e poi le mette in contrapposizione in una disastrosa lotta di classe, a tratti surreale.

Bong Joon-ho ci presenta, se vogliamo interpretare il titolo del film, dei parassiti sudcoreani. Ce ne presenta diversi e ci porta a porci un’inevitabile domanda: “Chi è il parassita?” O meglio, “Chi è più parassita degli altri?”.

Lucrezia Savino