DARKMAN: AGLI ALBORI DEI SUPERHERO MOVIE

Negli ultimi anni i supereroi hanno conquistato il cinema e la televisione: sembra un fenomeno che, almeno per ora, non conosce fine. Ricostruendo le origini di questo genere, è utile riscoprire Darkman di Sam Raimi che uscì nel 1990, un anno dopo il Batman di Tim Burton. 

La storia narra le vicende di Peyton Westlake (Liam Neeson), uno scienziato che subisce una violenta aggressione da parte di alcuni mafiosi che gli producono gravi abrasioni. Creduto per sbaglio morto, grazie ai suoi studi sulla pelle umana costruisce una tecnologia in grado di realizzare delle maschere verosimili (come quelle di Mission: Impossible per capirci!) per poter mettere in atto la sua vendetta. La peculiarità di questo titolo sta nell’aver sviluppato delle spiccate venature horror e splatter nel filone, aspetto che oggi ritroviamo in Glass di M. Night Shyamalan (2019) o in The New Mutants di Josh Boone, di prossima uscita. Questa incursione dell’horror riguarda anche la trama in quanto l’evoluzione, o meglio involuzione, del protagonista è perfettamente canonica con quel genere in quanto, perdonate il piccolo spoiler, ci troviamo di fronte alla discesa dell’eroe che in prima battuta subisce una trasformazione corporale, quindi un tipo di mostruosità fisica, per poi scoprire la mostruosità dell’anima.

I riferimenti che possiamo trovare sono ricollegabili sia agli horror classici degli anni Trenta, come L’uomo invisibile di James Whale (1933), ma anche in quel filone che ebbe molto successo alla fine degli anni ottanta, ovvero il body horror, di cui fai parte ad esempio La mosca di David Cronenberg (1986). Non a caso, un elemento fondamentale per questo film è il trucco prostetico applicato sul volto di Liam Neeson per rappresentare tutte le cicatrici del dottor Westlake. Un altro pregio è sicuramente la regia di Sam Raimi, che è stato in grado di costruire le giuste atmosfere in particolar modo durante il combattimento finale che ha luogo su uno degli ultimi piani di un grattacielo in costruzione. Ciò ha fatto sì che questo lungometraggio si possa apprezzare ancora oggi nonostante gli effetti visivi siano artificiosi e antiquati.

È da sottolineare che il soggetto è originale in quanto il regista non aveva ottenuto dalla Universal il permesso di poter utilizzare The Shadow, un eroe mascherato che fu ideato per la radio negli anni Trenta, a cui diede la voce pure Orson Welles, e che negli anni ebbe degli adattamenti sia fumettistici che cinematografici. La major ha avuto molti dubbi nel concedere i finanziamenti a questo progetto e alla fine si può dire che ne sia valsa la pena visto che a fronte di un budget di quindici milioni di dollari ne incassò cinquanta (dati di Box Office Mojo). Si può dire che si sia ripagata le spese di produzione motivo per cui i sequel, Darkman II – Il ritorno di Durant (1994) e Darkman III – Darkman morirai (1996), furono entrambi distribuiti direttamente nel mercato home video. A questi seguiti non parteciparono né Raimi né Liam Neeson.

In conclusione, Darkman è un film di cui forse si è persa la memoria, ma se si è intenzionati a conoscere l’evoluzione di uno dei generi di maggior successo dei nostri tempi è di sicuro un titolo da recuperare, anche perché Sam Raimi ha contribuito molto a questo filone, in primis con Darkman, poi con la trilogia di Spiderman (2002,2004, 2007) e forse, in futuro, con Doctor Strange in the Multiverse of Madness.

Fabio Facciano