NEW JERSEY E MAFIA ITALIANA: I SOPRANO

Tra storie di tangenti, estorsioni e traffici illegali si sviluppando le vicende dei Soprano, una famiglia mafiosa italiana istallatasi in America. Una serie non molto recente diretta da David Chase. La prima stagione è stata resa disponibile nel 1999 e le altre cinque si sono succedute fino al 2007.

Nonostante la produzione non recentissima, I Soprano rimane un capolavoro. Non a
caso, il New York Times ha definito la serie come “la più grande opera della cultura pop
dell’ultimo quarto di secolo”. Senza Tony Soprano e la sua famiglia non avremo oggi serie come Mad Man o Breaking Bad.

La serie viene creata in un’epoca in cui il panorama americano era dominato da canali
generalisti molto tradizionalisti e avversi alla novità. L’eccezione era la casa HBO, network privato a pagamento pronto a sperimentare. Da subito è stata considerata una rivoluzione per l’epoca.

Tony Soprano, il capo famiglia, è tutt’altro che un eroe. Il pubblico questa volta è portato a stare dalla parte dei cattivi. Inoltre, attraverso il rapporto tra Tony e la psicologa, a cui si trova costretto a rivolgersi dopo attacchi di ansia, la serie analizza i vizi, peccati e passioni umane. Vengono trattati temi come l’omertà, in primis quella della psicologa, e i conflitti familiari che affliggono la vita di Tony.

Alcuni rumors affermano che la produzione mantenne contatti con veri mafiosi per ricevere consigli su come interpretare il personaggio principale.
Un’altra cosa molto interessante è che l’immagine delle torri gemelle, presente nella serie, venne eliminata dopo l’attentato dell’11 settembre.

Siamo abituati a concepire film e prodotti multimediali non recenti come contenuti di qualità inferiore. Sicuramente le tecnologie odierne sono molto diverse da quelle del 1999, ma questo non fa dei Soprano una serie di secondo livello.

Ciò che è importante considerare, quando cerchiamo una serie da vedere nel tempo libero, non sono solo gli effetti speciali o i trend attuali. È sempre interessante riscoprire cult come questo, che non possono mancare all’appello di chi fa del proprio intrattenimento anche un’attività di formazione.

Vi lascio quindi con un consiglio che io stessa ho seguito: fidatevi del New York Times e
rispolverate questo cult.

Antonella Cappiello