UN THRILLER DEL XVI SECOLO: LA PESTE

Alberto Rodríguez e Rafael Cobos hanno investito tre anni di lavoro per offrirci questa serie da un’ambientazione memorabile. Il budget di produzione ammonta a 10 milioni di euro ed è stato messo a disposizione da Movistar+ con il tentativo – ben riuscito – di fornire un contenuto esclusivo. Vi racconterò brevemente qualche curiosità su questa serie che definirei un vero e proprio must.

La storia è ambientata in una Siviglia del XVI secolo colpita dalla peste bubbonica e presenta diverse tematiche, come la differenza tra ricchi e poveri, gli arresti ad opera dell’Inquisizione, la condizione femminile, la corruzione politica e morale, le prime rivolte protestanti e soprattutto il tentativo di trarre guadagno dalla brutale epidemia.

Il protagonista principale è Mateo, un eretico condannato a morte dall’Inquisizione per aver stampato libri proibiti.
Tutto parte dal viaggio dell’ex soldato verso Siviglia – città da cui era scappato – per onorare la parola data ad un amico in tempo di morte.
Mateo viene però arrestato e per scampare alla sua condanna è costretto a risolvere una serie di crimini. Parte, quindi, una storia narrata in due stagioni e girata in palazzi, vicoli, bordelli e mercati meticolosamente ricreati secondo i canoni estetici dell’epoca.

A rendere ancora più interessante la serie è stato “La Guardaña Existe”, un alternate reality game sviluppato da Movistar+ in collaborazione con El Cañonazo Transmedia.
L’idea è stata quella di creare engagement e suscitare curiosità per l’uscita della seconda stagione facendo in modo che gli spettatori potessero sentirsi parte della serie.

Si tratta di una narrazione interattiva che usa il mondo reale a supporto. I partecipanti devono infiltrarsi nella Guardaña, un’organizzazione segreta che rapisce e sfrutta le donne, e scoprire i nomi di cinque dei suoi membri.
Si possono distinguere due fasi: la prima si svolge online consultando contenuti esclusivi come la wikipeste o i video di Macebía pubblicati su YouTube per raccontare curiosità dell’epoca.
La seconda si può definire, invece, presenziale perché porta i partecipanti a scendere in strada. Consiste, infatti, in azioni fisiche da compiere, come la presenza a esposizioni, eventi gastronomici, la scoperta di un percorso turistico sulla peste o esperienze di realtà virtuale. Il tutto svolto in luoghi ricreati ad hoc nella Siviglia attuale. Di fatto, la volontà degli autori – oltre a quella di ricreare il XVI secolo – è stata dare visibilità alla città.

Questo tipo di strategie innovative sono molto efficaci in quanto riscontrano sempre molto successo.

Chiunque abbia visto una serie sa bene cosa significa sentirsi coinvolti, avere il desiderio di conoscere i personaggi e vivere le loro avventure. Attraverso esperienze di realtà alternative gli spettatori hanno l’opportunità di vivere la serie e trasportarla nel mondo reale. Inoltre numerosi fans possono incontrarsi e creare così una community non più solo virtuale.

“La Peste” è davvero una serie da non perdere, spero che possiate unirvi anche voi alla community ed entrare in questo fantastico mondo trasmedia.

Antonella Cappiello