BOBBIO FILM FESTIVAL 2019 – SCUSI, MAESTRO…

Giunto quest’anno alla sua XXIII edizione, il Bobbio Film Festival nasce, grazie alle origini bobbiesi del cineasta Marco Bellocchio, come piccolo ma fertile momento di ritrovo per gli amanti del cinema e della Val Trebbia, un appuntamento fisso originariamente tenuto presso lo storico cinema locale Le Grazie e strutturato come un intimo e stimolante cineforum (proiezione seguita da dibattito, in presenza di Bellocchio stesso e dei suoi celebri ospiti).

Sono proprio l’atmosfera familiare e quella bucolica del luogo che donano a questo Festival un’unicità e un successo – nonostante la collocazione geografica poco centrale e metropolitana – fuori dal comune. Avere la possibilità di conoscere registi, attori, produttori e creativi di ogni tipo nei loro panni più informali e rilassati, vederli passeggiare sul Ponte Gobbo con aria pensierosa o fare un bagno purificatore nel fiume, confrontandosi e scambiandosi opinioni come persone piuttosto che come personaggi o personalità di rilievo, è una possibilità che gli altri eventi cinematografici non offrono, andando sempre a porre una sorta di parete tra spettatore cinefilo, o avventore che sia, e la celebrità, esaltata non tanto per le ragioni e il talento che l’hanno portata ad essere protagonista in una simile occasione, ma piuttosto per la magnificenza degli abiti che indossa e per la sua inaccessibilità.

Nel corso degli anni, poi, il Festival di Bobbio è cresciuto, in durata, fama e capienza: si è spostato nella suggestiva location a cielo aperto del Chiostro di San Colombano ed è arrivato ad ospitare fino ad 800 persone per 15 giorni consecutivi di proiezioni. Includendo nel proprio programma non solo opere prime, di autori emergenti, film d’arte di grande qualità abbattuti da una cattiva o inadeguata distribuzione (e che grazie a Bobbio hanno visto la luce), ma anche alcuni tra i più grandi classici della storia del cinema italiano che, in versione restaurata dalla Cineteca di Bologna, spesso vengono presentati nella serata di chiusura e di premiazione del festival.

Contemporaneamente, sin dal primo anno e, anzi, vera forza motrice e generatrice del festival stesso, ha avuto luogo il laboratorio estivo di regia Fare Cinema, diretto e tenuto dallo stesso Maestro Bellocchio. Giunto anch’esso al suo ventitreesimo anno di vita, il corso ha visto via via diverse celebrità della regia come docenti (da Segre a Ciprì, da Rubini ad Amelio), rinnovandosi continuamente e offrendo la possibilità di una formazione viva e professionalizzante. I giovani partecipanti hanno qui l’occasione di assistere e contribuire a tutte le fasi dei processi creativi che portano alla realizzazione di un cortometraggio: il regista ospite e la sua troupe arrivano dotati solamente di un soggetto e di un abbozzo di sceneggiatura che vengono man mano rivisti, finalizzati, immaginati, girati e montati. Dieci anni fa il corso di regia è stato quindi affiancato dal seminario residenziale in Critica Cinematografica, gestito dal giovane critico e in passato assistente di Gianni Canova, Ivan Moliterni, e anch’esso provvisto della partecipazione di ospiti d’eccezione e visiting professors quali Paolo Mereghetti, Enrico Magrelli e Giona Nazzaro.

Dopo la felice esperienza del 2017 come corsista di Critica e dopo aver frequentato il corso annuale in Produzione Cinematografica, quest’anno — scoperto con l’uscita del bando che il docente sarebbe tornato ad essere lo stesso Bellocchio reduce dall’enorme successo de “Il Traditore” — ho deciso di mettermi alla prova inviando una candidatura per Fare Cinema 2019, nella speranza di poter partecipare come studente alla realizzazione del nuovo cortometraggio del Maestro, possibilmente con un ruolo in produzione.

Sebbene per me, ormai assidua frequentatrice dell’ambiente bobbiese, non sembrava più sconvolgente l’essere in presenza di una figura che è tanto degna d’ammirazione quanto incute “timore” per un giovane che aspira a lavorare nell’industria, in realtà si è rivelato incredibile e surreale avere l’opportunità di andare oltre quello “Scusi, Maestro…” che in molti timidamente pongono in attesa di una profetica risposta, e poter invece discutere, mettere in dubbio o testare insieme la bontà delle idee da lui provenienti, e ancora sentire di essere effettivamente responsabile di uno specifico anello della catena creativa e di avere una propria dose di “indispensabilità” all’interno di un progetto firmato da uno dei migliori rappresentanti viventi del grande cinema italiano.

Marta Braga