START DOWN: LA CRISI DEI MITI DIGITALI E IL RISVEGLIO DELL’INNOVAZIONE.

Open Milano non è solo una libreria, è uno spazio di co-working perfetto per organizzare eventi culturali all’interno di una location innovativa e futuristica.

Il luogo migliore, quindi, dove parlare di libri e di Startup: è proprio qui che giovedì 20 luglio siamo state invitate per assistere – in qualità di social media reporters – alla presentazione del libro “Start Down” di Gabriele Colasanto e Marco Rossella.

I due autori lavorano nel campo dei media e della comunicazione da parecchi anni. Gabriele è entrato a far parte del mondo digitale grazie prima a Banzai e poi a ePRICE, muovendosi tra sviluppo del business e vita da società quotata. Marco, invece, da oltre 4 anni lavora in Audiweb, collaborando alla realizzazione di un progetto di sviluppo per la misurazione delle audience online.

Insieme hanno deciso di lanciarsi in questa impresa: partire dalle esperienze che hanno funzionato, per riscoprire e valorizzare l’economia, l’innovazione e le aziende italiane.

Alla presentazione erano presenti moltissimi ospiti: Salvatore Majorana, Direttore Parco Scientifico e Tecnologico Kilometro RossoAndrea Santagata, Chief Innovation Officer del Gruppo MondadoriPaolo Ainio, Amministratore Delegato e Presidente ePrice. La mediatrice era Martina Pennisi, giornalista de “Il Corriere della Sera” che ha saputo porre a Gabriele e Marco le giuste domande per fare in modo che riuscissero a valorizzare il loro libro e a renderlo il più accattivante possibile per il pubblico.

Con noi ci sono riusciti, perché alla fine della presentazione eravamo ancora più curiose di prima e il contenuto del libro si è assolutamente rivelato all’altezza delle nostre aspettative.

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Start Down: i contenuti

Start Down, un titolo particolare se l’obiettivo del libro è rilanciare il mercato delle startup in Italia, palude angusta per la proliferazione di simili spinte imprenditoriali. Gabriele Colasanto e Marco Rossella nel loro libro edito da gueriniNEXT, non vogliono semplicemente esaltare il lavoro autonomo, la brama di mercato del self-made man, ma destrutturano il mito della Silicon Valley per lasciare spazio ad esempi virtuosi europei, come Station F, incubatore di startup in Francia, fondato Xavier Niel, patron del gruppo Iliad.

Nello sviluppo del libro c’è spazio per identificare pro e contro, storie, successi e fallimenti delle più grandi menti che ce l’hanno fatta, come Elon Musk e il già citato Xavier Niel, ma anche per analisi approfondite del perché alcune idee non hanno funzionato (e la risposta, in alcuni casi, è più banale di quanto ci si possa aspettare).

L’inizio del libro è folgorante: si descrive l’avvicinamento di mr. Startup, il sedicente guru dell’imprenditoria, che tutto fa e tutto possiede, che promette – ai giovani impavidi che si lanciano sul mercato delle startup – profitti, felicità e il break even in brevissimo tempo. I due autori non solo destrutturano, anzi, oserei dire distruggono convinzioni, luoghi comuni e frasi fatte, ma presentano anche i casi che hanno fatto più fortuna e delineano una mappa da seguire prima di scendere in pista e un’altra quando ormai si sta già ballando, cioè quando la startup è già stata fondata.

Infine, chiude il libro un invito ad abbandonare alcuni inglesismi abusati del mondo imprenditoriale per riprendere la terminologia italiana, più appropriata a descrivere il nostro tessuto produttivo.

Un libro scritto per i giovani che farà sorridere (per non piangere) i tanti che hanno già avuto un’esperienza lavorativa, magari di stage, e che si ritroveranno in alcune descrizioni dei due autori. Il messaggio vuole essere critico e analitico, perché si smetta di guardare alla Silicon Valley come unico simbolo di innovazione e si riscopra come i settori in espansione dell’industria italiana possano dare il via a una nuova era del mondo delle startup in Italia.

Martina Bissolo e Matilde Savaglio

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