LIBERATO VS SALMO: CHI VINCERÀ?

Signore e signori, benvenuti al main event della serata dove si sfidano due degli artisti più in vista nella scena rap italiana.

All’angolo blu, abbiamo il cantante misterioso più famoso del momento, con il suo mix ben equilibrato di musica neomelodica, dance e trap: direttamente da Napoli, Liberato!

All’angolo rosso, quello che probabilmente è il campione in carica della discografia italiana per numeri, l’imprevedibile ibrido tra punk, hip hop e sonorità grime: il multiplatinato di Olbia, Salmo Lebon!

Sono due artisti agli antipodi quelli che prendiamo in considerazione: quelli che non vedremo mai collaborare insieme, due sonorità incomparabili, dei mondi che non si possono paragonare.

Non esprimiamo giudizi in ambito musicale sui due. Non parliamo nemmeno di vendite e numeri: no, non sono queste le linee dello scontro che ci piace immaginare.
Qui parliamo di media e, quindi, parliamo delle due concezioni diverse su come fruire la musica nel 2019.

Da un lato c’è Liberato, che per quanto innovativo possa essere per suoni e narrativa cross-mediale, in questo ambito è strettamente classico: con i suoi brani accompagnati da video che raccontano una precisa sequenza di eventi, la sua musica è maggiormente apprezzabile seguendo una determinata scaletta, soprattutto con la storyline di Capri Rendez-vous.

Non seguendo l’ordine si perde qualcosa di significato e tanta atmosfera.È un modello di fruizione che deve seguire i binari prestabiliti dettati dallo storytelling proposto dall’autore.
In poche parole, il paradigma classico dei vecchi, classici, cari album su CD fisico.

Dall’altro lato pensiamo all’ultimo lavoro del sempreverde Salmo: un disco apparentemente scarnificato da ogni lavoro di grafica, da ogni concept o struttura logica a fare da luci guida.

La concettualizzazione del no concept, rinchiusa in una sola parola: Playlist.
Il rapper ha capito i nuovi modelli di fruizione spinti dalle piattaforme di streaming come Spotify, destinati secondo lui a far estinguere il mercato dei dischi fisici.
Ogni brano funziona di per sè, non influenzato dalla sequenzialità di ciò che è venuto prima o che verrà dopo.
Non c’è storytelling ma un flusso continuo di tante influenze diverse e discontinue: un fluire che non è deciso dall’artista, nè da una sensibilità umana, ma dai calcoli di un algoritmo.

Insomma l’esito del nostro scontro tra Liberato e Salmo, come anticipato, non riguarda il destino dei due fortunatissimi artisti, ma come ascolteremo la musica nel futuro.Un brano potrà essere parte di una narrazione più lunga o tutte queste tracce andranno perse, tra uno skip e l’altro di un algoritmo digitale?

Marco Santeusanio

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