GAME OF ENDING: CINQUE COSE CHE CI MANCHERANNO DEL TRONO PIU’ FAMOSO DELLA TV

Otto stagioni, settantatré episodi, dieci anni di produzione, quarantasette premi Emmy. Questi numeri non riescono a quantificare l’enorme successo della serie che ha portato il genere high fantasy nel mainstream, che superato record produttivi e narrativi e che, nonostante i difetti delle ultime stagioni, ha coinvolto l’intero globo.

Game of Thrones, serie tv ispirata alla saga “Le cronache del Ghiaccio e del Fuoco” di George R. R. Martin, sta volgendo al suo epilogo. In vista della sua conclusione non ci resta che omaggiare il colossal della serialità citando – o forse ammettendo – le cinque cose che ci mancheranno di più.

1. L’EFFETTO SORPRESA – I colpi di scena, gli eventi improvvisi e le morti cruente collocate in ritmi serratissimi, sono gli elementi che in primis hanno contraddistinto la serie di HBO dalle altre. La serie stessa non fa che citare la frase “Valar Morgulis”, che in una delle lingue del mondo seriale significa “tutti gli uomini devono morire”: tutti i personaggi possono morire, anche gli stessi protagonisti. Game of Thrones ha portato la rottura dell’orizzonte di attesa a nuovi livelli, costringendo le serie successive a provare di raggiungere questo nuovo standard di colpo di scena.

2. IL MONDO DIEGETICO Sarà forse merito del romanzo fantasy di George R. R. Martin, ma il complesso mondo in cui è ambientata la storia è tra le componenti che più rapisce lo spettatore. Il mondo dei Sette Regni e del Continente Orientale affascina in virtù della alta presenza di tradizioni e della incredibile analogia che vi è con il mondo reale; infatti, se da una parte è continuamente evocata la storia di regni e casate, dall’altra la serie ci mostra un mondo narrativo non così dissimile dal nostro: sono territori caratterizzati da violenza, conflitti e misoginia. In tutto ciò la componente fantasy non è altro che un’aura mistica che circonda un mondo molto simile al nostro.

3 – I PERSONAGGI – C’è chi è intelligente come Tyrion Lannister, chi è vendicativo come Arya Stark: Game of Thrones ha un personaggio per ognuno di noi. Ciò non è solo garantito dalla quantità di protagonisti e linee narrative, ma anche dal valore che la serie ha dato ad ognuno di loro. In otto stagioni abbiamo seguito questi personaggi, abbiamo tifato per loro, li abbiamo odiati, visti crescere e cambiare. La serie ci ha regalato un contatto anche con personaggi meno convenzionali e negativi come Ramsey Bolton e Cersei Lannister. In questi incontri noi abbiamo osservato i lati più oscuri e più deboli dell’animo umano, per cui i personaggi che popolano i Sette regni risultano talmente reali e tridimensionali che sono diventati nostri amici. Sarà difficile salutarli una volta per tutte.

4 –  L’EPOS – Non è un caso che gli episodi che hanno avuto una maggiore connotazione epica siano stati quelli con un più alto budget e numero di giorni impiegati per la registrazione. Game of Thrones, infatti, anche in questo caso ha spostato più in alto gli standard: “The Long Night”, terzo episodio dell’ultima stagione, detiene il record come la più grande battaglia mai realizzata in tv. La violenza, l’azione, la suspense, ma anche la qualità della regia, degli effetti visivi e del sonoro sono qualcosa mai visto in televisione.

5 – LA RETE – Forse il gusto di aspettare la domenica o il lunedì e di vedere l’episodio in gruppo è il lato che ci mancherà di più di Game of Thrones; essa infatti è ormai l’ultima delle serie tv che vive e che trae valore da una logica per appuntamento. In un periodo in cui il binge-watching impedisce sempre di più una fruizione collettiva, l’appuntamento fisso di Game of Thrones è un’opportunità di incontrarsi e di fare rete. Ciò non solo si riflette sul lato fisico della fruizione, ma anche sul piano virtuale: “The Long Night” è anche l’episodio più twittato di sempre nella storia della tv. Il continuo scambio di opinioni, la diffusione di video-reaction, le numerose forme di real-time marketing ispirate alla serie hanno reso Game of Thrones un fenomeno pop, un elemento su cui discutere e creare. Forse, ancora più del contenuto, ci mancherà fare rete.

È la fine di un’era, ma possiamo aspettarci ancora qualità e comunità da nuovi contenuti provenienti dalla stessa HBO, che ha annunciato la produzione di ben quattro spin-off della serie.

Dunque, citando in parte la serie, “come rispondiamo al Dio della fine di un fenomeno pop?”
Nel solo modo possibile: “Non oggi”.

Raffaella Di Marco

Fonti e approfondimenti:

https://www.lastampa.it/2019/04/30/spettacoli/the-long-night-il-trionfo-di-game-of-thrones-e-quella-battaglia-che-non-scorderete-pi-v5pK9NQtX3E0geJ2xB2zmM/pagina.html

https://www.badtv.it/2019/04/game-of-thrones-the-long-night-e-lepisodio-piu-twittato-della-storia-della-tv/

https://www.vulture.com/2019/04/game-of-thrones-the-last-show-we-watch-together.html

https://thevision.com/intrattenimento/game-of-thrones-tv/

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