TAKE YOUR PILLS! IL DOCU SULLA DROGA DEL FUTURO

In una società ipercompetitiva, che chiede sempre di più agli individui di stare al passo con studio, lavoro, performance in generale risulta una sfida che spesso la natura umana non riesce a superare. Per questo si cercano incentivi, stimolanti che spingano le capacità psichiche e fisiche dell’essere umano oltre i suoi limiti.

Hai preso le pillole? È un documentario Netflix uscito nel 2018 che attraverso una serie di testimonianza racconta l’uso e l’abuso smodato negli Stati Uniti del farmaco Adderall. Un farmaco soggetto a prescrizione medica usato per il trattamento del disturbo da deficit di attenzione e dell’iperattività noto come ADHD, che però è entrato a far parte delle vite e le routine di chiunque.

Questa combinazione chimica che rientra di base nella famiglia delle anfetamine aiuta il mantenimento della concentrazione, aumenta la capacità di reazione e la resistenza. Condizioni che banalmente servirebbero a tutti per qualsiasi tipo di attività si voglia e si debba svolgere.

Chi studia sostiene di usarlo per mantenere gli alti standard richiesti dalle scuole e dai college americani. Chi lavora per rispettare le scadenze e avere prestazioni migliori, in vista di una potenziale promozione e di un avanzamento di carriera.

Un fenomeno che ha coinvolto anche il mondo dello sport, in particolare quello ad alti livelli dove le gare e le competizioni si fanno sempre più dure e lo sforzo fisico, la fatica e il dolore possono diventare intollerabili. Atleti olimpici come Michael Phelps e Simone Biles hanno preso e prendono l’Adderall eludendo il test antidoping “grazie” alla diagnosi dell’ADHD.

L’Adderall è diventato per molti uno strumento indispensabile per affrontare le giornate e gli impegni quotidiani, che richiedono un ritmo sempre più elevato e tabelle di marcia sempre più incalzanti e stringenti.

Questi ragazzi e ragazze, uomini e donne diventano inconsapevolmente dipendenti da queste pillole, che considerano quasi come un salvavita e al contempo sembra renderli anche meno padroni di essa.

Qualcuno si chiede “Sono io che ho raggiunto questi risultati o è stato l’Adderall? Sono sempre la stessa o sono una versione alterata, una versione potenziata ma paradossalmente meno lucida di me?

C’è chi si giustifica con la retorica domandando “Perchè prendere B quando posso prendere A? Perché lavorare 8 ore e non 12 per fare molto di più?

Alla fine di questi 90 minuti una strana euforia e entusiasmo ci viene regalata da questo mondo in alta definizione che sembra definire questa droga legale moderna, ma passato l’effetto iniziale subentra lo sconforto e la rabbia di realizzare che siamo arrivati a tutto questo.

Bianca Boretti