CAPTIVE STATE: L’ANTEPRIMA DELLA NUOVA PELLICOLA SCI-FI DI RUPERT WYATT

È di giovedì 21 marzo l’anteprima gratuita di Captive State presso il cinema Multiplex Arcadia di Melzo, organizzata in collaborazione con il distributore cinematografico Adler Entertainment.

La proiezione ha visto ampia partecipazione di spettatori precedentemente accreditati alla celeberrima Sala Energia (la più grande del cinema, con una capienza pari a 630 posti a sedere), vincitrice nel 2017 del premio come Miglior Sala Europea agli ICTA Awards (International Cinema Technology Association) e grande orgoglio del circuito di esercizi nell’hinterland milanese.

Rimodernata nel 2015, Sala Energia è stata dotata di uno schermo Harkness Parlux (30 metri in larghezza) e della più grande configurazione Dolby Atmos installata da Meyer Sound nel mondo. Si tratta di un sistema audio introdotto dai Dolby Laboratories nel 2012 che utilizza come canale fino a 128 oggetti sonori, per un totale di 64 altoparlanti, collocati in uno spazio 3D, in modo tale da creare un ambiente molto più realistico e suggestivo, che avvolga lo spettatore persino dall’alto.

In un simile contesto, sulla scia de L’alba del pianeta delle scimmie, Rupert Wyatt ci regala una nuova pellicola Sci-Fi in grado, però, di affrontare tematiche più che mai realistiche e complesse.

E’ proprio la complessità a fare da filo conduttore al film, ambientato in una Chicago invasa e governata dagli alieni (particolarmente spaventosi e pungenti, se visti dal mega-schermo di Melzo), dove la resistenza, apparentemente già sconfitta, trova uno spiraglio per riorganizzarsi e sferrare l’attacco finale.

“Accendi un fiammifero e scatena una guerra”: questo è l’obiettivo.

Se sin dalle prime immagini viene inquadrato il personaggio principale, Gabriel, adolescente che ha perso i genitori proprio durante l’invasione e fratello di Rafe, uno dei principali esponenti della resistenza, a poco a poco il focus si sposta molto velocemente da un personaggio all’altro. Con uno spasmodico susseguirsi di inquadrature in montaggio alternato, si dimentica quasi completamente l’esistenza di Gabriel per una buona porzione del film e viene dato risalto proprio alla catena di individui pronti a combattere e a sacrificare la vita pur di lanciare un messaggio chiaro a tutto il mondo: la resistenza è possibile ed è l’unica possibilità.

A fare da cassa di risonanza alla visibilità del film e, soprattutto, da clamoroso specchietto per le allodole, i due ambigui e criptici personaggi interpretati da Vera Farmiga e John Goodman. La prima – già celeberrima Norma Bates in Bates Motel, nei panni di madre che tutto, più o meno velatamente, muove ed influenza e passata per il ruolo di moglie devota in The Front Runner e misteriosa mente criminale in L’uomo sul treno – è ancora una volta impegnata a tirare segretamente i fili di tutta la storyline, con brevissimi camei che nascondo l’importanza del suo reale ruolo.

I modelli presi a riferimento da Rupert Wyatt sono Jean-Pierre Melville e Gillo Pontecorvo, sebbene da questi si distacchi regalandoci un finale che porta un messaggio carico di positività e speranza. Una conclusione per nulla banale, dove tutti i pezzi del puzzle trovano il loro posto e svanisce la confusione generata dalla velocità e dalla complessità degli eventi introdotti, sviluppati e susseguitisi nel corso del film – tutto torna ad avere un senso e allo stesso tempo viene sconvolto, con un cliffhanger spiazzante ed enigmatico, che insinua nello spettatore il dubbio di un papabile sequel in arrivo.

Marta Braga e Matilde Savaglio

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