APOSTOLO

Già possiamo immaginare che qualcuno nomini Netflix la terra promessa degli autori indipendenti: il colosso di Reed Hastings e Marc Randolph, visti i suoi ingenti investimenti nella produzione di contenuti, sembra poter dare vita e distribuzione a film di registi non debuttanti, ma emergenti, pronti a puntare in alto.

Ultimamente l’azienda americana continua a reclutare nomi che iniziano avere il loro seguito nelle nicchie di pubblico: se recentemente era già toccato al Jeremy Saulnier di Hold The Dark, questa volta tocca a Gareth Evans.
Per chi non lo conoscesse è un giovane regista gallese, ma che ha fatto la propria fortuna trasferendosi in Indonesia dove ha girato i due capitoli della saga The Raid, due film d’azione per cui si può usare con abbastanza sicurezza la definizione di capolavori del genere. Un curriculum non molto lungo, ma pesante…

Ora il nostro approda su Netflix con la sua nuova opera: Apostolo.
Chi si aspettava qualcosa in linea con i suoi film precedenti a prima vista resterà deluso, perché sebbene l’incidente scatenante sia lo stesso del primo The Raid (il protagonista deve recuperare un suo parente da un luogo ostile), qui si cambia completamente genere.

Già, perché Apostolo ha alcune sequenze d’azione pure e crude, ma segue altri sentieri: è un film in costume che inizia come un film d’avventura, vira verso il thriller, poi il mistery, scende nell’horror più realistico e terreno per poi sbarcare nel mistico e nel soprannaturale.
Un viaggio che è più un precipitare e che regala prima tensione, poi brividi, e infine orrore vero e proprio, se non disgusto (alcune scene finali sono molto crude). Insomma c’è ritmo, c’è coinvolgimento, c’è paura.

E al timone della storia c’è comunque la mano di Gareth Evans: stavolta i tecnicismi adrenalici, le coreografie brutali e le invenzioni registiche al limite del manierismo che erano il punto di forza dei due The Raid sono concentrate in poche scene, ma il comparto visivo ha il suo rilievo. Ci si concentra sulla composizione dell’immagine, che è valorizzata da una fotografia che alterna tonalità naturalistiche e color grading con grande suggestione.

Tuttavia va detto che Apostolo però è anche un film imperfetto: tutti i personaggi sono sviluppati al meglio, e il progressivo sprofondare in atmosfere surreali potrebbe far storcere il naso a alcuni spettatori. Apostolo è un film horror che funziona, ma forse resta fin troppo convenzionale. Insomma, ci ha sfiorato il pensiero che si potesse osare di più…

Ottimo film o solo compitino ben svolto? Vedetelo, noi aspettiamo la vostra risposta!

Marco Santeusanio

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