LUCKY TO BE ALIVE

“Lucky” è un film americano del 2017 esordio alla regia del noto attore John Carroll Lynch. La pellicola, scritta da Logan Sparks e Drago Sumonja, vede come protagonista il noto Harry Dean Stanton nei panni del novantenne Lucky, un uomo rimasto solo avendo superato in vecchiaia tutti i suoi cari.

Il personaggio della storia vive nella cittadina di Piru in California tra paesaggi desertici, pub e negozi di sigarette. Tra i locali con cui si ritrova a bere la sera spicca anche il grande David Lynch nei panni di un anziano cittadino alla ricerca della sua tartaruga domestica scappata dalla propria gabbia.

Inizialmente il film può sembrare lento e povero di azione, ma presto si comprende il suo significato e si scivola lentamente nel senso della storia, nel senso dell’esistenza. La trama infatti non risulta complessa, mostra qualche giorno del quotidiano di una persona anziana che è rimasta sola e lotta contro la noia e i problemi dell’età, accettando tutto con realismo e passività come se non ci fosse significato alcuno nella routine giornaliera. La tematica principale infatti è proprio il rapporto che si ha con la morte e di conseguenza con tutto quello che la precede. 

Il film, struggente nella sua semplicità, attraversa un percorso di consapevolezza che porterà il personaggio a cambiare prospettiva su tutto ciò che lo circonda e ad affrontare passaggi inconclusi del suo passato. I panorami desolati, i silenzi, le confessioni di persone giunte al limite della propria vita, la fisarmonica e gli stivali da cowboy vi porteranno a guardare voi stessi come davanti a uno specchio. Non importa l’età o ciò che si è compiuto nella vita, ci troviamo tutti di fronte a qualcosa di inspiegabile, difficile e tremendo, e c’è solo una soluzione per non impazzire: sorridere.

Quello che colpisce maggiormente è l’atmosfera del film legata anche a fatti esterni alla produzione. Harry Dean Stanton, scelto per la sua età e anche per la sua enorme esperienza nel mondo del cinema, muore proprio due settimane prima dell’uscita della pellicola nelle sale americane. Questa sua incredibile interpretazione viene infatti considerata come un canto del cigno che si lega in modo inquietante al tema del film.

Anche la scelta di chiamare David Lynch come attore secondario non è per nulla casuale. L’artista ha sempre lavorato con il tema della morte nei suoi film, quadri e sculture collaborando anche con lo stesso Stanton. La tartaruga scappata, inoltre, può essere facilmente interpretata come metafora dello scorrere del tempo, ma anche come semplicità dell’azione. L’esistenza di ogni singolo individuo può essere incredibilmente modesta ma significativa come le tartarughe che vivono fino a duecento anni contemplando la vita lentamente, un passo alla volta.

Consigliamo la visione di questo film per essere spettatori di un’ultima grande opera di un attore che ha fatto la storia del cinema, e che fino a 91 anni ha donato interpretazioni incredibili. L’attore, così come il protagonista della vicenda, vi porteranno a riflettere su voi stessi e sull’esistenza come forse non avevate mai fatto.

Beatrice Corona 

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