13 reasons why

La serie Thirteen Reasons Why (disponibile su Netflix) è stata la più discussa dello scorso anno. Tratta dal romanzo di Jay Asher, psicologo ed esperto di letteratura per ragazzi, la serie si sviluppa in tredici episodi. Hannah Baker è una liceale che si è suicidata. Ma Perché? Quali sono stati i motivi?

Apparentemente sembra che nessuno la conosca veramente, ma la febbre del suicidio sembra aver creato uno stato di scompiglio all’interno della scuola. I ragazzi vengono continuamente interrogati, qualsiasi sospetto o indizio può essere utile alla ricostruzione dell’accaduto. Ed ecco che spuntano 7 cassette registrate dalla stessa Hannah prima di suicidarsi, spedite direttamente a 13 persone, nonché i 13 motivi per cui la ragazza ha deciso di farla finita.

In un misto tra presente e flashback, guidati dalla voce narrante di Hannah, scopriamo quanto tante piccole o grandi ingiustizie possano far sentire un ragazzo o una ragazza tremendamente soli, inadeguati, inutili, a tal punto da pensare “non mancherò a nessuno, staranno tutti meglio senza di me”.

Il risultato è un susseguirsi di colpi di scena, con scenari che cambiano continuamente e punti di vista diversi che aiutano a comprendere tutte le sfumature dei personaggi: ragazzi di un liceo americano che a volte sembrano mostri insensibili, altre volte indifesi. E senza troppi preamboli Tredici inizia nella battaglia di Hannah Baker contro chi, nel momento del bisogno, le ha voltato le spalle. Una serie pronta ad aprire gli occhi di chi la guarda, a seconda della propria età ed esperienza di vita. La serie racconta di un microcosmo in cui nessuno è davvero colpevole ma in cui, per certi versi, lo sono tutti. Il suicidio di Hannah è sconvolgente perché in un primo momento è inaspettato e incomprensibile, ma diventa pian piano sempre più motivato, dalla percezione di Hannah e dei suoi ex amici, a fronte di tanti piccoli ostacoli che, uniti insieme, diventano una montagna insormontabile.

Inevitabili sono state le critiche mosse alla serie, accusata di istigare al suicidio perchè lo dipinge come un gesto effettivamente “efficace” nel ricevere attenzione. Altre critiche invece, si sono scagliate specificamente contro la scena del suicidio, che sarebbe troppo cruda e disturbante per un pubblico composto anche da adolescenti. Tuttavia “le cassette erano solo l’inizio” perché il 18 maggio 2018 sarà disponibile sempre su Netflix la seconda stagione della serie. Il regista Brian Yorkey ha dichiarato che la storia di Hannah Baker non è ancora finita. Lei sarà una parte integrante della prossima stagione.

La nuova stagione metterà al centro della narrazione la stessa storia, ma con diversi punti di vista. Infatti Hannah ha raccontato la sua versione dei fatti, ma ci sono almeno altri 12 ragazzi che hanno un’altra versione. C’è ancora una parte della storia da raccontare. Ci sono altre persone che potrebbero avere un’altra prospettiva. La seconda stagione ci mostrerà gli stessi eventi da un altro punto di vista e forse saranno più complicati di quanto si possa pensare. Siete pronti?

Emiliana Colitto

 

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