THE MAZE RUNNER: FINALMENTE LA RIVELAZIONE FUORI DAL LABIRINTO

Siamo in un mondo dispotico, piegato da un virus incurabile che si diffonde provocando vittime e contagi. Sarà l’organizzazione “Wicked” a cercare di fermare la malattia testando giovani cavie con degli esperimenti che li costringeranno a vivere in condizioni difficili e paranormali.La trilogia diretta dal regista Wes Ball, tratta dai romanzi fantascientifici dispotici scritti da James Dashner, chiude il suo cerchio narrativo con The maze runner- La rivelazione.  È l’ultima delle tre grandi saghe young adult, dopo “Hunger Games” e “Divergent”. I protagonisti sono dei ragazzi: catapultati in mondi occulti,  davanti a loro infinite prove da superare e costretti a diventare ben presto ciò che erano destinati ad essere dalla nascita.

Nel primo capitolo, intitolato Il labirinto, lo scenario – costruito come esperimento sociale e sociologico dalla organizzazione Wicked – ha costretto un gruppo di ragazzi a vivere nella Radura circondata da mura invalicabili che, solo a seguito di una serie di prove e tentativi, sono state oltrepassate dal protagonista Thomas e dai suoi amici superstiti. Dopo esser fuggiti dal labirinto e arrivati in zone desertiche, i ragazzi – nel secondo capitolo La fuga – hanno invece affrontato una nuova sfilza di sfide e conflitti contro esseri paranormali e instaurato alleanze con altri ragazzi aventi lo stesso destino.

Tre anni dopo il primo entusiasmante ed avvincente capitolo, “La rivelazione” inizia tenendoci col fiato in sospeso, un po’ come era successo negli incipit degli altri due capitoli precedenti, con un’azione ritmica e inarrestabile che si traduce in un assalto al treno che ha dello straordinario. Sembra come se si leggesse la volontà del regista di farci vivere la frenesia con la quale Thomas e i suoi compagni vogliono salvare il loro amico catturato dalla Wicked e la brama di distruggere una volta per tutte l’organizzazione che si è impossessata delle loro vite.
Questo finale ha un ritmo narrativo adrenalinico e ciò ci permette di vivere le scene d’azione come se ci trovassimo costantemente all’interno di un videogame che ci pone davanti delle sfide sempre più difficili da superare.

Nonostante sia evidente l’obiettivo della narrazione, è sorprendente vedere quanto il nucleo del racconto si concentri sul rapporto di amicizia che nasce e cresce grazie sia ad un destino comune che ad una voglia di arrivare all’agognato obiettivo di vedere la luce fuori dal labirinto, finalmente, insieme.

Consiglio l’intera trilogia non soltanto a chi è attratto dall’azione, ma anche a chi piace il mix tra un genere più futuristico e cupo quasi come un noir.

Adriana Pellegrino

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