“TRE MANIFESTI A EBBING, MISSOURI”: LA DENUNCIA DELL’INGIUSTIZIA

In una strada desolata, avvolta dalla nebbia, svettano tre grandi manifesti abbandonati. Sarà una donna, Mildred, a ridare vita a questi manifesti, utilizzandoli per gridare il suo dolore e il suo sconcerto per il caso irrisolto dell’omicidio di sua figlia.

Si apre così Tre manifesti a Ebbing, Missouri, film scritto e diretto da Martin McDonagh, presentato alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia, dove ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura.
Questo film, proprio come i manifesti del titolo, è una grande denuncia verso uno dei temi più discussi quest’anno: la violenza sulle donne e l’importanza di denunciarla. Tema che ha afflitto in modo particolare il mondo di Hollywood, che si è mobilitato per fare luce su queste problematiche, con iniziative come #metoo e time’s up. Siccome la realizzazione di un film richiede parecchi mesi, non è facile per un autore riuscire a rispecchiare il proprio tempo; per cui McDonagh è stato davvero lungimirante nello scrivere questa sceneggiatura prima che il tema diventasse caldo nelle discussioni. Il film sta avendo un’accoglienza nettamente positiva da parte della critica. Ha vinto, tra gli altri, 4 Golden Globes e 3 SAG Awards. E molto probabilmente trionferà anche agli Academy Awards.

Se da “Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” vi aspettate un giallo, in cui si va alla ricerca del colpevole, vi state sbagliando. Non è un film che da’ risposte, ma piuttosto pone domande. E’ una pellicola che vuole denunciare temi controversi, ma soprattutto si focalizza sulle conseguenze della denuncia e sulle reazioni dei cittadini all’iniziativa della protagonista. Mostra come essi non siano in grado di concentrarsi sull’ingiustizia subita dalla donna, ma piuttosto si preoccupano del suo gesto e di come le parole da lei scritte sui manifesti possano urtare la sensibilità di chi li legge e, soprattutto, di chi viene chiamato in causa, ovvero la polizia che non ha risolto il caso. Ma cosa sono delle parole scritte su tre manifesti rispetto alla violenza subita dalla figlia?

La sceneggiatura è eccezionale; riesce a combinare il dramma a una buona dose di black humour, senza però fare umorismo sulle questioni più delicate. Ogni informazione viene sapientemente rilasciata allo spettatore al momento giusto, lasciandolo entrare a poco a poco in mondo assurdo ma al tempo stesso realistico.

Una menzione particolare va fatta all’intero cast del film. La protagonista è interpretata dall’attrice Premio Oscar Frances McDormand, che da’ un’interpretazione magistrale, riuscendo a dare vita a una donna forte e indipendente, ma allo stesso tempo addolorata e delusa dalla società. Formidabili anche le interpretazioni di Woody Harrelson, che crea una fortissima empatia, e di Sam Rockwell , il cui personaggio ha un’evoluzione complessa e inaspettata.

E’ un film davvero unico e sopra le righe, che tra cinismo, umorismo e violenza riesce a passare messaggi molto profondi e a far riflettere su temi importanti e scomodi. Il finale aperto lascia a noi il compito di chiederci cosa sia giusto e cosa no.

Flavia Cimatti

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