VIRGINEDDA ADDURATA. Intervista all’attrice Francesca Vitale

Per il secondo appuntamento con la rassegna teatrale Palco Off, Francesca Vitale e Egle Doria ci portano nel cuore di una vicenda dolorosa e spirituale (ma anche cinica e ironica) con VIrginedda Addurata (Vergine Adorata). Abbiamo intervistato Francesca Vitale, che sul palco vestirà i panni di Santa Rosalia.

Come ha cominciato la sua avventura nel mondo del teatro?

La mia avventura inizia quando, ancora molto giovane, frequento la scuola del Teatro Stabile di Catania, attraverso cui mi diplomo come attrice, cominciando subito un training lavorativo di recitazione, regia e insegnamento. Poi mi sono trasferita a Milano e la mia esperienza teatrale si è espansa in tante direzioni, tra cui seminari e corsi all’estero, attraverso cui sono venuta a contatto con realtà teatrali differenti. Oggi infine sono giunta anche a curare la produzione delle due rassegne Palco Off, una a Catania e una a Milano, talvolta anche partecipando dal punto di vista attoriale e recitativo come nel caso di Virginedda Addurata.

Di cosa parla lo spettacolo?

VIrginedda Addurata è stato scritto da Giuseppina Torregrossa, autrice dal gusto e dal sentimento fortemente siciliani, che si è ispirata ad un femminicidio commesso qualche anno fa a Trapani ai danni di una donna uccisa dal marito con la complicità dell’amante. A partire da questo avvenimento, Giuseppina immagina che la vittima e i suoi familiari (interpretati tutti da Egle Doria, nda) vadano a trovare singolarmente Santa Rosalia al santuario di Monte Pellegrino a Palermo, chiedendole ognuno cose differenti. Santa Rosalia, santa anomala che visse tutta la sua vita in una grotta lontano dagli stereotipi della vita quotidiana, risponde parlando con sé stessa (nella finzione scenica dunque con la complicità del pubblico che ascolta le sue osservazioni) in maniera inaspettata e, talvolta, ironica: Santa Rosalia non recepisce il nostro linguaggio terreno, moderno, addirittura televisivo. Si parla dunque di violenza nei confronti delle donne ma anche di abuso della religione, che finisce per essere antitesi della spiritualità.

Cosa pensa possa trasparire di interessante dal poter parlare con un santo? In che modo si rivolgerebbe se ne avesse la possibilità?

Se io mi rivolgessi ad un santo penso non gli chiederei nulla, cercherei piuttosto di mettermi in ascolto. Certamente non chiederei quello che i personaggi dello spettacolo chiedono a Santa Rosalia, discorsi che sono fuori da qualsiasi ottica, quasi un luna park delle meraviglie che ci fa vincere quello che vogliamo. La domanda un po’ per tutti è: come ci rivolgiamo verso Dio, verso l’immagine o l’idea di Dio e dei santi? Questo è quello che, insieme agli altri elementi tematici della pièce, vorremmo che colpisse il pubblico.

Cosa sperate che giunga allo spettatore oltre a tutti questi aspetti?

Sicuramente il testo di Giuseppina sottolinea fortemente l’aspetto potente e violento dell’intera situazione, da cui la futura vittima non riesce a sottrarsi perché, come dice Santa Rosalia, scambia il veleno per amore nei confronti del marito: è talmente proiettata verso il bisogno dell’uomo, per quanto violento, che non se ne riesce a sottrarre. Questo rapporto tra vittima e carnefice è un tema delicatissimo che penso che il testo e la messa in scena abbiano reso in maniera molto forte e potente. Oltre allo spettacolo poi, abbiamo invitato a ciascuna serata esperti nel campo, come ad esempio psicologi ed avvocati, voci della realtà di oggi con cui ci si potrà confrontare su questi temi e attraverso cui spero si possa cercare di passare oltre l’ambito puramente teatrale.

Ha qualche consiglio per un giovane studente che si voglia accostare al mondo del teatro?

Il primo consiglio è, ovviamente, quello di andare a teatro, senza porsi troppi problemi sui contenuti. Poi uno spettacolo può anche non piacere, però andare il più possibile rimane un atteggiamento molto stimolante nei confronti di questo universo. Un’altra cosa molto bella, soprattutto per i giovani a cui piace viaggiare, è fermarsi all’estero e cercare di comprendere le realtà teatrali straniere, che sono diversissime da quella italiana e offrono moltissimi spunti di interesse e coinvolgimento. L’importante è aprirsi a questo mondo in maniera totale, buttandosi e mettendosi alla ricerca della realtà che risulta più congeniale a sé stessi e ai propri interessi.

VIrginedda Addurata va in scena al Teatro Libero di Milano dal 21 al 23 dicembre, non perdetelo CIMERS!

Giacomo Placucci

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