CimoTopTalents #8 CIMO e Vox Diritti contro il cyberbullismo. Gli studenti sfidano l’indifferenza nelle piazze italiane

Perché l’insulto online è tollerato? Cinque CIMERS, sono scesi nella piazze italiane con Vox Diritti per cercare di capire. Al collo cartelli e insulti omofobi a grandi caratteri ma le reazioni dei passanti hanno tradito le speranze. <<Speravamo di poter dire: “Nella vita vera la gente reagisce, perché sul web no?“>>.

2.659.879 i tweet geolocalizzati analizzati in tutta Italia, tre le Università coinvolte da Vox Diritti – Osservatorio italiano sui diritti che ha realizzato la seconda edizione della Mappa dell’Intolleranza, l’unico studio che monitora e quantifica il livello di intolleranza territoriale italiano verso le minoranze. I risultati non sono da lode, l’Italia ne esce infatti ammaccata e come un Paese che di passi da compiere sulla strada del rispetto ne ha ancora molti. CIMO e i ragazzi del seminario di Ufficio Stampa tenuto dalla professoressa Silvia Brena dell’Università Cattolica di Milano hanno lavorato alla campagna #leparolefannomale sviluppando alcuni progetti che potessero giocare come cassa di risonanza per lo studio di Vox Diritti e i suoi risultati. Tra questi, l’esperimento del gruppo Viral Tellers ha conquistato l’attenzione della stampa nazionale e ha rivelato un lato della società italiana ancora più allarmante.

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Un momento dell’esperimento tratto dal video dei Viral Tellers per Vox Diritti

I CIMERS Ilaria Rossini, Sveva Giada Maria Caradonna, Giovanni Mordenti, Michele Bianchi, Francesco Todeschini sono scesi nelle piazze di Milano, Torino e Roma “indossando” le parole dell’odio. Tra le frasi che i ragazzi hanno portato in spalla: <<Donne siete tutte t****>>, <<I froci non sono veri uomini>>, <<Facce da scimmia fuori dall’Italia>> e per finire <<Sporchi ebrei tornate nel ghetto>>. Hanno registrato le reazioni di circa 100 mila passanti e sorpresi hanno constatato che l’ indifferenza regna sovrana, non solo online.

<<Volevamo portare ciò che succede nella piazza virtuale dei social network nelle piazze reali. Pensavamo che le avremmo prese, tanto che abbiamo pure avvisato polizia e questura. Speravamo di poter dire: “Nella vita vera la gente reagisce, perché sul web no?”. Ma dopo una mattinata di registrazione avevano risposto alle provocazioni solo tre persone>> spiega Sveva Giada Maria Caradonna.

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Un momento dell’esperimento tratto dal video dei Viral Tellers per Vox Diritti

<<Eravamo tutti nei paraggi con le videocamere, pronti a intervenire in caso di emergenza. Non abbiamo mai rivolto la parola ai passanti, tranne nei pochi casi in cui ci sono state chieste spiegazioni, che sono stati quattro in totale. -racconta Michele Bianchi- La maggior parte delle reazioni, senza considerare l’indifferenza, sono state risatine, commenti tipo “Ha ragione…”, “è tutto vero”, “finalmente lo ammettete di essere tutte t**** ”, foto. Uno ci ha pure detto che gli sembrava facessimo Pop Art>>. 

Secondi e minuti, come spiegano i CIMERS, che sembravano un’eternità. <<Tenere quei cartelli ha fatto sentire tutti a disagio, l’abbiamo fatto per la causa, ma i minuti sembravano non passare mai. Senti davvero il peso di quelle parole, soprattutto perché non le condividi>> afferma Francesco Todeschini.

Le reazioni delle migliaia di passanti hanno tuttavia tradito le più rosee speranze degli studenti: le persone “guardano e passano” e non reagiscono. L’esperimento sociale dei CIMERS e i suoi preoccupanti risultati si sono conquistati uno spazio perfino su Repubblica , IO Donna , MilanoToday, socialmediamanager.it, La Stampa.

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Un momento dell’esperimento tratto dal video dei Viral Tellers per Vox Diritti

Forse le modalità di sperimentazione non erano sufficientemente aggressive? I ragazzi avrebbero dovuto calcare un po’ di più la mano per stimolare le reazioni? Forse si, forse no. Certamente l’asticella della sopportazione collettiva si è alzata negli anni.

<<Abbiamo volutamente scelto di non forzare i risultati, di non cercare metodologie più aggressive in grado di suscitare necessariamente delle reazioni, ma di riproporre quello che accade sui social nella vita reale>> spiega Giovanni Mordenti.

<<Mettendoci letteralmente addosso parole violente, abbiamo capito che la forza del bullo non è tanto nelle parole che usa, nella sua singola azione, ma nella connivenza degli altri, della massa grigia.– commenta Ilaria Rossini- Sicuramente viviamo in un tempo dominato dall’ indifferenza. Numerosi studiosi hanno già affrontato il fenomeno in laboratorio e nel contesto sociale. Attraverso questi esperimenti sono stati formulati concetti come l’ effetto spettatore, la diffusione di responsabilità e l’ ignoranza pluralistica. Anche in situazioni di maggiore emergenza rispetto al nostro esperimento, le persone faticano a intervenire>>.

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Un momento dell’esperimento tratto dal video dei Viral Tellers per Vox Diritti

Indifferenza, apatia, assenza di empatia, egoismo. La società d’oggi, e qui si deve necessariamente cadere nel tranello della generalizzazione, sembra struggersi (e neanche più di tanto) per i poveri e morenti dell’altro continente ma non per gli emarginati delle sue piazze, virtuali e non.

<<Spesso un tweet o un commento su Facebook, pur contenenti un insulto, vengono considerati “inoffensivi”. -continua Sveva Giada Maria Caradonna- Non ci aspettavamo che ci prendessero a sprangate in faccia di certo, ma che qualcuno almeno segnalasse alla polizia, presente, anche se informata di quello che stavamo facendo, che qualcuno stava disturbando la quiete pubblica. Così come andrebbero segnalati certi tweet, account, commenti e via dicendo>>.

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Un momento dell’esperimento tratto dal video dei Viral Tellers per Vox Diritti

I Viral Tellers hanno deciso di non fermarsi qui e di fare tesoro di questa esperienza. <<Abbiamo lavorato parecchio a questo progetto e siamo soddisfatti del risultato, quindi perché non accettare nuove sfide? – chiede retorico il gruppo di CIMERSAbbiamo deciso di darci un nome, Viral Tellers, e di cimentarci in nuovi progetti, non necessariamente legati ad esperimenti sociali. Potete seguirci su Facebook e su Instagram>>.

Innovativi e d’impatto anche i lavori degli altri gruppi del seminario che hanno coinvolto Gianluigi Buffon, testimonial della campagna #leparolefannomale, appoggiata dal Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini.

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I Viral Tellers a Roma dopo l’esperimento

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