Perché andare al cinema a vedere La La Land

C’è una reticenza di fondo nell’approcciarsi al film più chiacchierato dell’ultimo mese, La La Land: l’hype gigantesco, impalpabile, inarrivabile che lo precede.

Tutti ne hanno sentito parlare, tutti sanno come abbia ottenuto quattordici nominations agli Academy Awards come soltanto Eva contro Eva (1950) e Titanic (1997) avevano saputo fare. Tutti sanno che, probabilmente, un buon numero di queste si trasformeranno in statuette, ragion per cui, nonostante siano passate settimane dal suo approdo in sala, la pellicola non accenna a schiodarsi dagli schermi.

È tutta una questione di presentazioni. Il mood con cui si stringe la mano all’ultimo lavoro di Damien Chazelle orienterà il rapporto tra voi.

La La Land è quel ragazzo che la tua migliore amica continua a volerti presentare sostenendo strenuamente come stareste bene insieme, La La Land è quella lodatissima torta all’uvetta della nonna che a ogni festa comandata continuano a rifilarti, costringendoti a ripetere la stessa solfa che suona un po’ come: “La mangerei giuro! Però c’è l’uvetta” che in questo caso diventa: “Ma mi fido, lo guarderei eh, ma sai, è un musical”.

Ma siccome siamo abbastanza grandi da non lasciarci né trascinare ottusamente da giudizi troppo positivi, né abbattere da pregiudizi negativi, è il caso di crearsi una propria opinione in merito.

Opinione da sviluppare in tempo per il pigiama party che domenica sera ci vedrà attaccati alla televisione a seguire la diretta della Notte degli Oscar californiana, incuranti del fatto che le lezioni del semestre ricomincino precisamente la mattina dopo.

Sotto il sole di Los Angeles vivono Seb e Mia. Tre lettere ciascuno per due anime d’altri tempi. Lei, Emma Stone vincitrice della Coppa Volpi, fedelissima ai vestiti vintage dai colori pastello e cameriera nella caffetteria dei Warner Bros. Studios, cerca gli agganci giusti per diventare un’attrice di successo, perdendo,  giorno dopo giorno, quella patina di ottimismo che l’aveva portata a Hollywood.

Lui, Ryan Gosling, il solito bello e dannato, è un musicista jazz con un appartamento sepolto da cimeli collezionati negli anni, con i quali arrederà il locale dei suoi sogni se e quando lo aprirà. I lavoretti d’occasione come pianista lo obbligano ad abbassare la testa e sottostare a uno schema prestabilito che affossa e sopprime la creatività che lo caratterizza.

L’incontro tra i due è un gioco di incastri, sono le mani di lui sui tasti e la gonna a vita alta di lei che ruota a tempo di musica, sono le scarpe da tip tap e il sole che sorge sulla città, sono i loro sforzi congiunti di vedere reali le loro fantasie.

La La Land, girato in CinemaScope con una fotografia eccezionale è intriso di citazioni, furbescamente confezionato per fare breccia anche nei più scettici. Una celebrazione al cinema stesso e all’american dream, è la loro storia d’amore e al contempo quella di tutti coloro che accozzano con la vita per mettere in piedi il proprio sogno.

Indubbiamente non incarna la sceneggiatura più originale degli ultimi anni, indubbiamente la narrazione non è al cardiopalma, ma indubbiamente lascerà il pubblico in sala tornare a casa con una sensazione di scomposto e con le canzoni, non sono tante e sono belle, ben sedimentate nel cervello.

La La Land è film da vedere quando le tue giornate sembrano tutte uguali e sottotono, è una parentesi nelle nostre quotidianità imperfette. È un abbandonarsi.

Come quando vedi due persone danzare per aria ma ha tutto perfettamente senso.

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