Il Vangelo di Pippo del Bono: l’incontro con il regista

Il 9 novembre si è tenuta la presentazione di Pippo Delbono e del suo spettacolo, a cura delle professoresse Annamaria Cascetta e Roberta Carpani con l’intervento di Don Walter Magnoni, in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano. Lo spettacolo si intitola “Vangelo” e ha fatto parte del calendario del Piccolo di Milano, dal 7 al 13 novembre.

«Solo la verità ci renderà liberi», Pippo DelBono racconta come nasce il teatro “libero”.

 L’idea di teatro proposta dal regista si discosta dalla forma di teatro che prende spunto dalla letteratura, dalla filosofia o da altre discipline classiche, la docente Cascetta riporta quelle che sono le parole chiave di DelBono: «I teatri in generale mi ricordano le chiese, luoghi che considero belli, eleganti ma che hanno sapore di morto. La mia intenzione è quella di fare del palcoscenico un posto nuovo e un luogo dove si respira onestà e “Vangelo” è il punto di arrivo. “Vangelo” è un racconto che porta in scena l’intervento biografico da parte del performancer, non è un teatro di rappresentazione, ma di assoluta presenza».

L’esibizione infatti è stata concepita su frammenti di ricordi, pensieri, memorie di Delbono, organizzate secondo uno schema che procede per immaginazione che non segue un rapporto di sequenzialità logica. Delbono spiega:«Lo spettatore potrebbe sentirsi spiazzato, confuso, ma non ne ha il diritto, vorrei che la sua mente procedesse con libertà, le emozioni si liberassero e che riuscisse a trovare un correlato tra il mio pensiero in ebollizione e la sua anima». Rientrano nelle rappresentazione artistiche dello spettacolo: la performance, la danza e il montaggio di video. Ogni tematica viene trattata con linguaggi comunicativi diversi.

Nell’esibizione è narrata la storia di un immigrato scappato dalla sua terra: su una parete che si inserisce a metà palcoscenico l’uomo  racconta il viaggio dall’Afganistan alla Turchia a bordo di un barcone. Attraverso frasi d’effetto, in italiano, proiettate su un fermo immagine (un chiaro di luna), riusciamo a cogliere la sofferenza e lo spavento che quella tratta, così infidamente lunga, ha lasciato sulla sua pelle. Con lo stesso metodo, Delbono riprende dei passi del Vangelo, con tono forte, deciso e talvolta cupo; a far da sfondo al monologo è una proiezione che ritrae sempre la medesima scena di ragazzi africani che si intravedono tra fusti di granoturco. Si deduce che il fermo immagine è un rimando allo sfruttamento, alla speculazione che gira dietro a queste persone. Lo stesso Delbono di aver convissuto con loro in una situazione di degrado totale.

 La professoressa Carpani, dell’Università Cattolica di Milano, dichiara che il teatro di Delbono è un paradosso, nel suo teatro il fine è quello di comunicare con la vita: «Grazie a un rimescolamento di elementi di costrizione e principi di libertà si crea una nuova unità, lontana dai soliti schemi proposti dalla società, dalle istituzioni e dai luoghi comuni, incitando così lo spettatore a un equilibrio interiore». Don Walter Magnoni interviene e specifica che l’idea contestualista dello spettacolo incentrata sulla religiosità, parte da una richiesta espressa dalla mamma in punto di morte:«Anche se Delbono non porta avanti la fede della madre, è riuscito nell’intento di riportare i dogmi cattolici e le parole cruciali del libro più importante per i credenti; a volte con della satira altre volte con convinzione».

 La forza di questa esibizione è generata dalla solidità della compagnia, unita da più di vent’anni. L’intensa profondità e la sincerità di questo legame, è riuscito ad arrivare fino in platea, sconvolgendo il pubblico. Elemento di tessitura di “Vangelo” è la musica che spesso fa da sfondo alle azioni, si passa da un “Jesus Christ Superstar” a note di Alan Sorrenti, insomma “Vangelo” è un variegato di concetti contenuti musicali. L’esito di questo spettacolo per quanto sia positivo è allo stesso tempo spiazzante, lasciando la platea con il cuore in subbuglio e con la testa colma di domande, ultimo interrogativo che ci viene spontaneo fare è se davvero Pippo Delbono, con le sue riproduzioni ultra decennali, vuole lasciare mistero.

CIMO reporter Ginevra Galli

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