#EARTHHOUR 2016: SPEGNERE LA LUCE PER ACCENDERE IL PIANETA

Una bella riflessione su “Earth Hour”  che la nostra CIMOreporter Chiara Fontana ci ha inviato stamattina, Dateci un’occhiata!

Un’iniziativa virale, quella indetta dal WWF nella giornata di sabato 19 marzo. Una giornata per così dire “spenta”, che per 24 ore ha visto predominare il buio. Con gli hashtag globali #ChangeClimateChange e #earthhour (#oradellaterra in Italia), una gigantesca ola di buio è partita dalla Nuova Zelanda, alle 20.30 locali, per poi passare il testimone di ora in ora ai paesi limitrofi, fino alle coste dell’Atlantico. Il motivo? Spegnere le luci contro i cambiamenti climatici che negli ultimi anni hanno sconvolto l’equilibrio del nostro pianeta, con la convinzione che solo insieme si può fare la differenza. E infatti, ben 1,23 milioni di azioni individuali sono state attivate, e ben 178 sono stati i paesi coinvolti in tutti i continenti. Una risposta forte, che segna il record di questa manifestazione, giunta oggi alla sua decima edizione. Lanciata dal WWF per la prima volta nel 2007, in cui coinvolse solo Sidney con l’Opera House, quest’anno ha visto spegnersi più di 400 monumenti in giro per il mondo, tra cui la Tour Eiffel,

l’imponente Burj Kalifah, l’iconico Empire State Building e le torri KLCC di Kuala Lumpur. Solo in Italia sono stati registrati 400 spegnimenti, e tutti i più importanti simboli della penisola sono stati spenti per dimostrare la propria solidarietà: la Fontana di Trevi, spenta dall’ospite d’onore Piero Angela, il Colosseo e il Castello Sforzesco di Milano, solo per citarne alcuni.

Un’ora di buio, per regalare alla Terra 60 minuti in più. Una sfida importante, che ha mobilitato milioni di persone, mostrando come oggi il tema dei cambiamenti climatici sia diventato un imperativo in ogni parte del mondo. Come tutte le campagne di sensibilizzazione su temi particolarmente caldi, anche questa non poteva non giocarsi sui binari dei social network: con il claim “donate your social power”, il sito ufficiale (https://www.earthhour.org/) ha chiamato tutti gli utenti a mobilitarsi sui social network per attirare l’attenzione e generare awareness attorno all’evento. E la risposta è stata immediata, con un boom sulle principali reti sociali, arrivando a 2 miliardi e mezzo di visualizzazioni degli hashtag ufficiali e a una reach potenziale su Facebook di 18,7 milioni di persone. In Italia l’hashtag #oradellaterra è stato trend topic per tutto l’evento, raggiungendo la quarta posizione. Su Instagram, poi, sono state postate ben 193.695 foto con l’hashtag ufficiale #ChangeClimateChange, mentre #earthhour conta 17.665 contenuti fotografici. E di certo non è mancato il supporto di alcuni tra i più noti personaggi dello star system, con Leonardo Di Caprio

in prima fila, che con il suo cinguettio ha incoraggiato i suoi follower a mobilitarsi per la causa. Un gesto che rende ancora più imperativo e vivo il discorso sull’ambiente dell’attore che ha sdoganato il mito dell’Oscar mancato nella notte degli Academy Awards scorsi.

Anche in Italia molti artisti si sono fatti promotori dell’iniziativa, tra cui Piero Angela, Marco Mengoni, Neri Marcorè, Niccolò Fabi e Fedez.

“L’Ora della Terra è molto più di un evento simbolico: è un movimento di tutti i cittadini di tutto il Pianeta che insieme manifestano la volontà di agire contro i cambiamenti climatici e fare la propria parte” ha affermato Donatella Bianchi, presidente di WWF Italia. Una volontà ad agire che si innesta sulla scia propositiva dell’accordo globale sul clima approvato pochi mesi fa dalla COP 21 a Parigi. Il protocollo, che ha superato il fallimentare cugino di Kyoto, si propone l’obiettivo di riconvertire l’economia globale per un mondo più sostenibile. Firmato da quasi 200 paesi responsabili per il 93% delle emissioni complessive, l’accordo di impronta storica si presenta come la più grande svolta del secolo in termini di lotta ai cambiamenti climatici e di protezione dell’ambiente, con un’ambizione concretizzata dai numeri: fissare il limite del riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 gradi centigradi entro il 2020, puntando all’obiettivo di 1,5 gradi. D’altra parte, il protocollo è chiara espressione di un’eco collettiva di preoccupazione circa il futuro dell’uomo e della sua “casa” Terra.

Secondo una ricerca del PewResearchCenter , condotta su 40 stati, il 54% della popolazione ha affermato di ritenere il cambiamento climatico un problema molto serio, mentre l’85% lo considera come un problema in qualche modo serio. Secondo il WWF

, inoltre, in Italia ben il 94% delle persone si dichiara preoccupata per il cambiamento climatico, e l’85% è disposto a cambiare stile di vita. Un’esigenza, dunque, che ormai non può più essere ignorata, e che ha posto, nell’ora di buio di sabato sera, la vocazione di un’azione collettiva concreta.

Tra le luci che si sono spente in tutto il mondo, ci sono state anche quelle di casa mia. Data la mia sensibilità per la causa, ho deciso di partecipare e far sentire la mia voce. In quell’ora di buio, con la mia famiglia riunita attorno a un tavolo illuminato da una candela, ho imparato due cose. La prima è che il buio può tenere più vicini e più uniti. La seconda è che ormai diamo così per scontata la luce delle lampadine, che non capiamo quanto fortunati siamo ad averla. Per cambiare davvero le cose, perciò, bisognerebbe imparare prima di tutto a non darle per scontato, a cominciare proprio da questa serata.

E per usare le parole di Leonardo Di Caprio, “I do not take tonight for granted”.

( Chiara Fontana)

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