A LEZIONE DI SELF BRANDING

Quante volte ci capita di pensare “se avessi detto così..”, “se mi fossi comportato diversamente..”? Spesso, il nostro bisogno e la nostra voglia di comunicare e comunicarci agli altri si scontrano con gli ostacoli più disparati, ostacoli che in gran parte vengono da noi stessi. Durante il Laboratorio di Self Branding abbiamo avuto l’opportunità di indagare sulle nostre storie, per eliminare tutti quei famosi “se”. 

Ma facciamo un passo indietro: cos’è il Self Branding? Potremmo definirlo una ricerca che parte dall’interno, un viaggio che intraprendiamo avendo come meta il distinguerci dagli altri, ma nel senso più positivo del termine. Un distinguerci che nasce solamente nel momento in cui sappiamo individuare quello che vogliamo raccontare e che cresce man mano che sappiamo confrontarci con tutte le altre individualità che costellano i nostri universi: la quotidianità, l’Università, l’ambiente lavorativo. Attraverso metodologie teatrali, sempre più professionisti, aziende, managers, decidono di entrare in contatto con la propria mission e la propria vision in maniera innovativa, per dargli maggior potenza ed efficacia.

Arriviamo quindi alla nostra esperienza: all’interno del corso di Storia Culturale dei Media Audiovisivi della Professoressa Mariagrazia Fanchi abbiamo incontrato due esperti del settore, Matilde Dondena e Daniele Giulietti. Un incontro che ha tenuto fede all’anima profondamente pratica e coinvolgente del self branding: in un primo gruppo di 15 persone, cui poi ha fatto seguito un secondo appuntamento, abbiamo vissuto in maniera differente l’Università e un sabato mattina, essendo veri protagonisti dell’azione e prendendo la parola. Lasciando da parte una prima sensazione di imbarazzo nel vestire nuovi panni, o meglio, nello svestirci di quelli che indossiamo ogni giorno in aula abbiamo preso confidenza con lo spazio, con la nostra voce, il nostro corpo e con quello che desideravamo comunicare.

Esercizi singoli, di coppia e di gruppo attraverso cui scoprire che immagine diamo agli altri e cosa siamo in grado di cogliere di chi ci sta di fronte. Così, quando Daniele e Matilde, una volta divisici in coppie, ci hanno proposto di riassumere tutta la nostra storia attraverso un oggetto, di affidare l’idea che abbiamo di noi al nostro partner perché lo raccontasse a tutto il gruppo è stato allo stesso tempo un momento di conoscenza, autoanalisi e consegna “incondizionata”. Qualcuno stava parlando di noi e noi non potevamo metterci becco! Atto di fiducia nelle nostre capacità di descriverci e dell’altro di capirci.

È impossibile non comunicare, ma è fondamentale imparare a farlo nel migliori dei modi.

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