PARA-FICTION STORYTELLING: I PROMESSI SPOSI NE SONO UN ESEMPIO?

Il para-fiction storytelling costruisce narrazioni che confondono il confine tra realtà e finzione, coinvolgendo il pubblico attraverso un forte effetto di autenticità.

TRA REALTÀ E FINZIONE: COME NASCE L’EFFETTO DI REALTÀ

Negli ultimi anni lo storytelling ha assunto forme sempre più articolate, dando vita a modalità narrative che superano la tradizionale distinzione tra realtà e finzione. Tra queste troviamo il para-fiction storytelling, una tecnica narrativa che consiste nel costruire storie immaginarie presentandole come plausibili o apparentemente autentiche.

L’obiettivo non è ingannare il pubblico, ma aumentare il coinvolgimento, facendo percepire la narrazione come qualcosa di possibile o realmente accaduto.

Il para-fiction storytelling crea un effetto di realtà utilizzando strumenti tipici della comunicazione documentaria, come fotografie, testimonianze, cronache, manoscritti, articoli di giornale o altri elementi che conferiscono credibilità al racconto. Chi legge o osserva è portato a sospendere l’incredulità e ad accettare il mondo narrativo come coerente con la realtà.

A differenza della fiction, che dichiara apertamente la propria natura immaginaria, e della non-fiction, che racconta eventi realmente accaduti attraverso tecniche narrative, la para-fiction occupa uno spazio intermedio. Non racconta fatti veri, ma costruisce la credibilità della finzione attraverso riferimenti al mondo reale.

L’ESEMPIO LETTERARIO DI ALESSANDRO MANZONI

Questo meccanismo non è però una caratteristica esclusiva della comunicazione contemporanea. Già nella letteratura è possibile individuare opere che anticipano alcune delle logiche della para-fiction. Tra queste spiccano I Promessi sposi di Alessandro Manzoni, uno dei romanzi più importanti della tradizione italiana.

Fin dalle prime pagine, Manzoni introduce il celebre espediente del manoscritto ritrovato. L’autore racconta di aver trovato un antico testo seicentesco e di limitarsi a trascriverlo e aggiornarne il linguaggio.

Si tratta di una scelta narrativa che aumenta immediatamente la credibilità della storia, facendo percepire il racconto come il recupero di una testimonianza realmente esistita. L’espediente del manoscritto è uno dei primi esempi di costruzione dell’effetto di autenticità nella narrativa italiana.

Anche l‘ambientazione contribuisce a questo risultato, con la Lombardia del Seicento, la dominazione spagnola, la peste del 1630, questo intreccio tra elementi storici documentati e personaggi di fantasia rende il mondo narrativo estremamente credibile.

UN PRECURSORE DEL PARA-FICTION STORYTELLING

Tuttavia, definire I Promessi sposi una vera opera di para-fiction storytelling richiede una precisazione. Oggi la para-fiction si sviluppa spesso attraverso narrazioni transmediali, profili social, siti web e contenuti che estendono il racconto oltre il testo. Nel romanzo di Manzoni, invece, il gioco tra realtà e finzione rimane confinato all’interno dell’opera.

Per questo motivo, I Promessi sposi possono essere considerati un importante precursore della para-fiction, più che un esempio contemporaneo del genere. Manzoni utilizza infatti una strategia narrativa che anticipa uno dei principi fondamentali dello storytelling moderno: rendere credibile una storia attraverso la costruzione di un universo coerente e verosimile.

LA FORZA DI UNA NARRAZIONE CREDIBILE

Ancora oggi questo meccanismo continua a essere ampiamente utilizzato nella comunicazione. Quando una narrazione riesce a sembrare autentica, il pubblico è più incline a lasciarsi coinvolgere emotivamente e ad accettarne le regole. È la dimostrazione di come, nello storytelling, la credibilità dipenda dalla solidità del mondo narrativo costruito.

Tra storia e immaginazione esiste un confine sottile. Il para-fiction storytelling dimostra che, quando una finzione è costruita con coerenza, può apparire sorprendentemente reale. Ed è proprio questo principio a rendere ancora oggi I Promessi sposi un esempio significativo di costruzione della credibilità narrativa.

Sara Rizzello