L’IA È UN SOGGETTO, UN OPPONENTE O UN AIUTANTE PER GLI STUDENTI?

Greimas ci ha insegnato che ogni narrazione ruota attorno a sei ruoli. E se applicassimo questo schema alla nostra relazione quotidiana con l’intelligenza artificiale?

IL MODELLO ATTANZIALE: UNO SCHEMA PER LEGGERE IL NOSTRO PRESENTE

Algirdas Greimas, linguista e semiologo lituano, ha elaborato negli anni Sessanta un modello per analizzare le strutture narrative: il modello attanziale. L’idea di fondo è semplice quanto potente: ogni storia, indipendentemente dal medium o dal genere, può essere ricondotta a sei ruoli fondamentali, chiamati attanti, organizzati in tre coppie oppositive: Soggetto e Oggetto, Aiutante e Opponente, Destinante e Destinatario.

La parola chiave è proprio attante: non personaggio, non attore, ma qualsiasi entità, umana, astratta o non personificata, che compia o subisca un’azione all’interno di una narrazione. Ed è qui che il modello di Greimas diventa uno strumento per leggere il nostro rapporto con l’intelligenza artificiale.

Proviamo ad applicarlo. Lo Soggetto è lo studente: colui che agisce, che desidera, che tende a un obiettivo. L’Oggetto di valore, ovvero ciò che manca e che si vuole conquistare, può essere la conoscenza, un elaborato da consegnare, una competenza da acquisire. Il motore di tutto, come insegna Greimas, è la mancanza: una condizione di partenza instabile che spinge il soggetto ad agire per colmarla.

I MILLE VOLTI DELL’IA: AIUTANTE, OPPONENTE O DESTINANTE?

Dove si colloca l’IA in questo schema?

Il ruolo più immediato è quello dell’Aiutante: uno strumento che facilita il percorso del soggetto verso il suo obiettivo. L’IA che aiuta a strutturare un saggio, un correttore automatico che affina la scrittura, un motore di ricerca potenziato che sintetizza fonti complesse. In questa lettura, l’IA è un alleato prezioso, un facilitatore che amplifica le competenze dello studente senza sostituirlo.

Ma il modello attanziale ci invita ad andare oltre la prima impressione. L’IA può diventare un Opponente, ovvero un ostacolo che impedisce al soggetto di raggiungere il suo vero obiettivo. Se l’oggetto di valore è l’apprendimento, e non semplicemente la consegna di un testo, allora delegare il pensiero a un algoritmo significa privarsi proprio di ciò che si cercava. L’IA diventa opponente perché la sua presenza altera la natura stessa del percorso.

C’è poi una terza possibilità, più sottile: l’IA come Destinante, ovvero come entità che pone la posta in gioco e ridefinisce i valori attorno a cui si costruisce il percorso. Viviamo in un momento storico in cui l’intelligenza artificiale sta riscrivendo le competenze richieste dal mercato del lavoro, i criteri di valutazione accademica, persino il significato di creatività e autorialità. In questo senso, l’IA non è solo uno strumento: è una forza che stabilisce nuove regole del gioco e ci chiede di ridefinire chi vogliamo essere come soggetti.

SCEGLIERE LA PROPRIA NARRAZIONE

La domanda quindi è quale ruolo vogliamo che occupi nella nostra narrazione. Aiutante consapevole o stampella inconsapevole? Strumento al servizio del nostro apprendimento o sostituto di esso?

Greimas ci ha insegnato che i ruoli attanziali non sono fissi: cambiano a seconda di chi racconta la storia e di quale obiettivo viene messo al centro. Tocca a noi scegliere quale storia vogliamo raccontare.

Sara Rizzello