Stiamo già vivendo nella distopia perfetta? A quasi un secolo di distanza, i capolavori di 1984, Il Mondo Nuovo e Fahrenheit 451 offrono una chiave di lettura profonda e attuale per comprendere le dinamiche del nostro tempo.
In questi ultimi anni si parla sempre più spesso di derive autoritarie, si usano espressioni quali “come in 1984” o eufemismi strumentali per raccontare un orizzonte distopico in un determinato campo o discorso.
Così sollecitato e per diletto, ho recuperato i grandi classici del genere: Fahrenheit 451 (Ray Bradbury, 1953), Il Mondo Nuovo (Aldous Huxley, 1932) e 1984 (George Orwell, 1949), annoverati tra le colonne portanti di un filone complesso e diversificato. Potrebbero, infatti, essere enumerati tanti altri titoli di altrettanti autori noti, quali Asimov o Philip K.Dick, ma i tre capolavori sopracitati rimangono, a mio modesto avviso, insormontabili.
GLI ESPEDIENTI COMUNICATIVI NEL DISTOPICO
Avendoli letti in età adulta e come studente di CIMO, ho avuto modo di osservare le tantissime sfaccettature comunicative in essi presenti: dagli utilizzi della propaganda ai messaggi subliminali, dalla strumentalizzazione della tecnologia per fini di controllo al rifiuto dell’idea stessa di libertà.
Soprattutto quest’ultima ha meritato la mia particolare attenzione. In questi mondi, la libertà viene vista come antagonista al potere e alla pace della comunità e, allo stesso tempo, come primo motivo d’insoddisfazione nella propria esistenza.
L’ARCHITETTURA DEL CONTROLLO
Il fulcro del problema risiede nelle dinamiche di controllo. Questi titoli, parlando al futuro, condannano le derive autoritarie nel loro complesso, senza un colore politico o ideologico.
Criticano il rifiuto di conoscenza e sapere a vantaggio del semplice anestetizzante effetto dell’intrattenimento, per inseguire l’adrenalina, il piacere, l’ignavia: il “panem et circenses” trasposto in un contesto moderno e pericolosamente reale. Condannano il pensiero critico obliterato da tecniche di manipolazione storica, psicologica ed emotiva. Denunciano la riduzione del cittadino a pedina, a numero, a fastidiosa variabile.
Certamente, il controllo serve ed é alla base del funzionamento stesso della società umana moderna, perché, come insegna il filosofo Bobbio, non può esistere libertà senza una legge che vada a limitarne gli aspetti più irrequieti ed estremi. L’essere umano é ciò che é diventato grazie al controllo che esso ha imposto ai propri impulsi, ha domato sé stesso per raggiungere un’illuminazione morale ed ideologica.
Successivamente, il controllo si tramuta in abuso di potere quando viene a mancare la trasparenza e la responsabilità nel suo utilizzo, oggetto di soggettiva ed individuale analisi.
PROSPETTIVE DISTOPICHE A CONFRONTO
Questi ritratti fantastici offrono, inoltre, degli spunti interessantissimi riguardo all’utilizzo di certe tecnologie e innovazioni in modo poco ortodosso per il loro tempo, ma sorprendentemente connessi al presente.
1984, GEORGE ORWELL
1984 propone una mole significativa di spunti: dalla modifica della storia in base alle necessità “del partito” e del Grande Fratello, agli specchi con telecamere Integrate. Racconta dell’essere sempre osservati, delle telecamere ovunque, persino tra gli alberi. Parla dell’essere sempre ansiosi e impauriti dalla possibilità di fuoriuscire dalle linee del partito.
In questa realtà, il pensiero critico non deve esistere, anzi non può esistere, e anche ciò che sembra una liberazione si dimostra solo una nuova condanna. Tutto questo in un contesto dove il Grande Fratello sa tutto, conosce tutto, vede tutto.
IL MONDO NUOVO, ALDOUS HUXLEY
Il Mondo Nuovo espone altri aspetti dove il progresso diventa esso stesso una divinità. Ford, la sua catena di montaggio e il consumo formano un nuova distorta trinità. Il segno della T sostituisce il segno della croce. La vita viene pianificata dalla nascita, dalla concezione, dalle provette. Tutti hanno uno scopo, predestinati nel minimo dettaglio.
Ogni attività è volta alla mera e soppressiva limitazione della sofferenza. L’essere triste è innaturale, è un comportamento da osteggiare pubblicamente. Tutto viene visto in relazione al consumo periodico di una droga, il Soma, senza apparenti, o divulgati, effetti negativi sulla salute. E’ l’unica risposta all’irregolare e imprevedibile realtà dell’umano.
FAHRENEIT 451, RAY BRADBURY
Infine, Fahrenheit 451, a mio giudizio, è il testo che più si avvicina alla moderna instabilità. Rappresenta un mondo dove l’uomo ha smesso gradualmente di leggere, di informarsi, di costruire pensiero critico, dove lo stesso possedere un libro è diventato illegale, una forma prima di dissenso.
Nel testo si trova una sintesi dei due scritti precedenti, eppure ciò viene trasposto in modo originale ed intrigante. I pompieri, per esempio, non sono più paladini del debole in difficoltà, adibiti a lottare contro disastri naturali ed incendi, ma pubblici esecutori, maestri di fiamma e giudizio.
La vita gira attorno all’adrenalina, alla soppressione dell’io, alla metastasi del non-pensiero.
Radioline-auricolari riproducono programmi anonimi ed anestetizzanti, la stanza principale di una casa è caratterizzata da pareti-schermi che mandano in onda dibattiti e discorsi senza senso che sembrano prendere in considerazione l’ascoltatore, ma in verità risultano essere messaggi vuoti e unidirezionali. La guerra, poi, è vista come un’inevitabile incidenza innocua sulla consuetudine.
IL FUTURO CHE TEMEVAMO
Questi sono tre esempi, tre trasposizioni e tre scenari che in un modo o nell’altro, pur essendo distanti quasi un secolo, ci risultano chiari ed odierni. Pensiamo agli algoritmi che amplificano la disinformazione e la polarizzazione, la sorveglianza di massa e l’economia dell’attenzione.
Sono tutte analogie strutturali che dimostrano quanto l’oggi sia contemporaneamente troppo vicino e troppo distante da quei mondi di triste repressione e rattrappimento cognitivo.
Andrea Dettori
