Il digital mismatch: un vero e proprio problema

Un fenomeno consolidato ormai da diversi anni è il cosiddetto “Digital Mismatch”, che, per chi non ne ha mai sentito parlare, evidenzia l’alta domanda di talenti con capacità digitali che però trova uno scarso riscontro nell’offerta degli stessi.

Le imprese sono sempre più alla ricerca di risorse brillanti con le adeguate digital skills da inserire nel proprio organico, ma, come afferma uno studio del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e Anpal, il 35-38% di esse si trova in difficoltà nel reperire personale preparato e competente. Lo stesso presidente di Anpal ha dichiarato: «Il problema è che il 63% delle attività produttive richiede skill digitali e l’offerta è pari soltanto al 6%.».

Alcuni dei principali responsabili ai quale è imputabile questo stato di disallineamento sembrano essere l’istruzione (in particolar modo della scuola secondaria) e la scarsa formazione. Il presidente di Anpal Massimo Temussi a questo proposito ha affermato: «Nel nostro Paese ci sono ancora circa 3 milioni di Neet, ossia giovani che non studiano né lavorano né sono inseriti in un percorso formativo, ciò vuol dire che la formazione non parla con il tessuto produttivo.».

Se da un lato le Università offrono percorsi di tipo scientifico-tecnologico e la possibilità di svolgere progetti in collaborazione con le aziende di tutti i settori, gli istituti superiori sono rimasti indietro rispetto alle logiche digitali presenti nel mondo del lavoro e non offrono alcun tipo di supporto né tantomeno strumenti ai propri studenti, nonché futuri lavoratori.

Una delle possibili soluzioni al problema del Mismatch digitale potrebbe dunque essere un cospicuo investimento da parte dello Stato nell’orientamento e nella giusta preparazione dei giovani nell’ambito dei servizi digitali, della robotica, dell’intelligenza artificiale, fornendo loro l’opportunità di approcciarsi al mondo del lavoro in maniera positiva e innovativa, oltre che creare maggiori punti d’incontro tra studenti e imprese prima del periodo di inserimento sul mercato occupazionale stesso.

La necessità di possedere competenze digitali è e sarà sempre più indispensabile nella maggior parte dei posti di lavoro da ingegneria alla contabilità, agricoltura, arte, architettura, infermieristica e via dicendo e le aziende avranno un interesse sempre maggiore nell’assumere lavoratori validi ed esperti sotto questo aspetto.

Appare quindi chiara la necessità di formare e tenere aggiornate il maggior numero di persone per riuscire a far fronte ai bisogni emergenti, portando le aziende a un livello avanzato di preparazione e innovazione, mantenendole al passo con il prepotente progredire dello sviluppo tecnologico e informatico.

Alice Ottini