Habemus Papam! di Nanni Moretti: un film visionario tra secolarizzazione e post-secolarizzazione

Il film Habemus papam! di Nanni Moretti del 2013 racconta della profonda crisi esistenziale in cui cade il pontefice neoeletto, il cardinale Melville, e delle soluzioni che i cardinali, in preda allo sgomento di fronte alla di lui fuga dalla cerimonia di elezione, adottano per riportare il pontefice sui suoi passi affidandosi alle cure di uno psicanalista.

Nanni Moretti in questo film mette sapientemente in scena la questione della secolarizzazione, facendo scontrare le tesi secolari con quelle post secolari.

Come è noto, secondo le tesi secolari, la modernità porta al declino inevitabile della religione. In questo senso, il regista piega l’elezione del pontefice a mezzo per sottolineare la separazione tra mondo moderno e mondo della Chiesa. I cardinali, durante il conclave, non possono avere nessun contatto con l’esterno, nel caso ciò avvenisse le votazioni risulterebbero nulle. In altre parole, il contatto con la società moderna invalida l’elezione del sommo pontefice che si colloca al vertice della Chiesa cattolica e che quindi, ne è il simbolo. Dunque, in linea con le tesi secolari, la modernità (simboleggiata dal mondo esterno alle Mura vaticane) porta al declino inevitabile della religione (rappresentata dall’elezione del sommo pontefice).

Secondo le tesi post-secolari, invece, religione e modernità non sono incompatibili. Teorici come Rosi Braidotti e Jürgen Habermas hanno osservato che nella società secolarizzata le comunità religiose hanno il loro spazio e la religione non perde affatto significato e rilevanza. Ciò che cambia è l’intensità del rapporto del singolo con la religione: le comunità religiose danno senso agli eventi soprattutto in modo comunitario piuttosto che in modo individuale. Il rapporto tra Chiesa e comunità, tra Chiesa e società diventa centrale. A questo proposito è emblematica la scena della folla di fedeli che invade San Pietro aspettando con ansia la celebre frase che dà il titolo al film: Habemus papam!

Il regista porta in scena queste tesi mostrando la “contaminazione” del mondo della Chiesa con quello moderno: da una parte si ha l’ingresso della modernità nel mondo della Chiesa attraverso la figura dello psicanalista; dall’altra l’ingresso della Chiesa nel mondo moderno attraverso la fuga del pontefice neoeletto. Il fallimento dell’elezione al soglio pontificio sottolinea l’esigenza di una riformulazione della religione. Fondamentale è lo spostamento d’attenzione dal singolo (il pontefice) alla comunità (Chiesa come comunità), una “squadra” che si batte per un obiettivo comune.

Nel film emerge chiaramente la vulnerabilità dell’istituzione religiosa nel mondo contemporaneo. Infatti, la crisi esistenziale del pontefice neoeletto non è confinata ad un solo individuo bensì è generalizzata a tutta la Chiesa. E’ la scena del grande caos di pensieri che rimbombano nella cappella Sistina poco prima dello spoglio: i cardinali pregano per non essere scelti come somma guida spirituale della Chiesa cattolica. Al momento dello spoglio l’elezione del cardinale Melville solleva gli altri cardianali dal peso di responsabilità legato alla carica pontificia. Melville però non è in grado di portare questo peso da solo e si ritira dal suo compito.

Le tesi post-secolari evidenziano come la religione non sia di fatto morta, ciò che è necessario è una sua riconfigurazione. Questa possibilità è introdotta dallo psicanalista che organizza un torneo di pallavolo,  cioè un gioco di squadra.

Ecco dunque come Nanni Moretti con Habemus papam! mette in scena le tesi secolari e quelle post-secolari istaurando un dialogo tra esse. La grandiosità del film di Moretti e la sua capacità di cogliere il dramma della relazione tra contemporaneità e religione ha trovato conferma due anni dopo la distribuzione del film, precisamente l’11 febbraio 2013 quando papa Ratzinger annunciò al mondo le sue dimissioni.

Francesca Romana Tortora