GENDER BALANCE E INNOVAZIONE DIGITALE NELLE NUOVE PROFESSIONI DELLA COMUNICAZIONE

Sabato 20 novembre si è tenuto in Università Cattolica l’incontro di presentazione del Libro Bianco delle professioni della comunicazione 2021.

Come ha ricordato la prof.ssa Mariagrazia Fanchi in apertura, il Libro Bianco delle Professioni della Comunicazione vuole fornire un monitoraggio sul mondo della comunicazione alla luce dell’importanza sociale, politica ed economica che riveste in un modo come quello attuale: dinamico e in costante evoluzione.

Il Libro Bianco permette di avere una panoramica sulle nuove professioni e le nuove competenze richieste in ambito comunicativo, che inglobano la dimensione creativa, quella critica – basata sulla ricerca delle fonti e sull’analisi dei dati – e quella strategica, tramite l’acquisizione di tecnicalità, ma anche la conoscenza di modelli teorici di riferimento.

Il Libro Bianco contiene anche diverse ricerche originali che consentono di esplorare alcuni ambiti significativi per cogliere le trasformazioni del comparto della comunicazione. Una di queste è la survey Monitoraggio delle professioni digitali svolta dal Master in Digital Communications Specialist di Almed insieme a UNA, Aziende della Comunicazione Unite (la survey è stata svolta fra settembre e novembre 2020, su un campione rappresentativo di 149 società operanti nel settore della comunicazione).

Come ha sottolineato la prof.ssa Nicoletta Vittadini, direttore del Master in Digital Communications Specialist, descrivendo i risultati della ricerca, la pandemia ha dato un forte impulso allo sviluppo dello smart working, già previsto nel periodo pre-pandemia soprattutto per le piccole imprese, ma utilizzato all’81% nel corso del 2020. Il potenziamento del lavoro agile ha generato delle trasformazioni nel modo di lavorare, permettendo di concentrarsi non tanto sul monitoraggio delle ore di lavoro da casa, quanto sull’organizzazione del lavoro per obiettivi, puntando sul lavoro in team e sull’ottimizzare l’organizzazione dei flussi di lavoro. È stato necessario fornire ai dipendenti device avanzati per lavorare a distanza e abbonamenti a piattaforme software per le riunioni virtuali.

Si prevede che, anche dopo la pandemia, il 57,7% di persone in più (sempre nell’ambito delle imprese di comunicazione), rispetto al 2019, ricorrerà allo smart working, aumentando però il gender gap: il 63,71% sarà costituito da donne e il 36,8% da uomini.

Sono emerse anche alcune criticità derivanti dall’impiego del lavoro agile, come la diminuzione del senso di appartenenza nei confronti dell’azienda e la mancanza di consapevolezza dei benefici ottenibili, timori legati alla sicurezza dei dati, inadeguatezza degli strumenti tecnologici e mancanza di investimenti.

Per quanto concerne invece il tema della diversity & inclusion, la ricerca registra una generale mancanza di programmi, all’interno delle imprese, incentrati sul tema. I pochi programmi di D&I attivati sono rivolti solo ai dirigenti e sono presenti solo in grandi imprese, senza che questo tema venga considerato come leva di employer branding o nel posizionamento strategico dell’impresa. 

In generale il mondo della comunicazione è più popolato da donne, rispetto ad altri settori, ma ancora si notano alcune diseguaglianze di trattamento: il 65,38% delle donne ha contratti a tempo indeterminato, contro il 70,92% degli uomini; permane una forte disparità di genere anche nella composizione dei board societari, anche se i dati sono incoraggianti: le donne si attestano al 32,49% e il 36,25% occupa ruoli dirigenziali. Nel settore della comunicazione nel 2019, l’81,6% dei congedi parentali sono stati richiesti dalle donne e il 18,3% dagli uomini.

I temi trattati nel presente articolo sono solo due di quelli approfonditi nel Libro Bianco, ma ci permettono di comprendere la dinamicità di un settore come quello della comunicazione, che si nutre dei cambiamenti in atto nel mondo digitale e che è attento alle istanze sociali, le quali stanno particolarmente a cuore alla nuova generazione. 

Silvia Garbelli