CHE LINGUA PARLA LA GENERAZIONE Z?

Ok, Boomers: è tempo di imparare a parlare la lingua degli GenZers! Breve guida al vocabolario social stilato da Babbel.

L’Italiano parlato e scritto, come ogni sistema linguistico attivo, è suscettibile continuamente di mutamenti e trasformazioni, diacronici e sincronici, che ne evidenziano la vitalità e la capacità di diventare specchio di un’epoca. Seil medium è il messaggio, è inevitabile che ogni nuovo medium influenzi e modelli linguaggi e abitudini linguistiche.

È sotto gli occhi di tutti che il WEB è diventato, e continua a diventare, contemporaneamente causa e conseguenza di cambiamenti lessicali e morfosintattici nonché dei costumi linguistici degli utenti. Dall’uso di sigle e abbreviazioni, dalla semplificazione di verbi e congiunzioni all’onomatopea più spinta, il linguaggio dei social si va sempre più caratterizzando per il proliferare di neologismi che spesso, col tempo, diventano termini ufficialmente accettati e condivisi tanto da essere inseriti nei vocabolari più prestigiosi.

I puristi storcono il naso davanti a sigle incomprensibili o a espressioni improbabili, arroccandosi su posizioni conservatrici e guardando quasi con commiserazione la generazione Z che dribbla tra LOL, WTF, AMA e L337. Ma a loro volta gli GenZers prendono in giro i genitori che, orgogliosi del loro “essere moderni”, non vanno oltre la comprensione di sigle ormai inflazionate come WA o INTERNET, o parole come selfie e spoilerare.

E allora, forse proprio per tentare di colmare questo divario linguistico generazionale, Babbel, piattaforma online e app per l’apprendimento delle lingue, ha da poco stilato un glossario dei neologismi più utilizzati soprattutto dalla generazione Z sui social e sulle piattaforme in rete, così da permettere anche ai più conservatori “boomers” di avere qualche chiave di accesso al linguaggio, spesso ironico e irriverente, ma di certo veloce e sbrigativo, dei propri giovani figli, nipoti o studenti.

“Influencer, network, fan, fashion, cosplay” sono termini ormai entrati nel linguaggio comune e hanno superato la barriera che divide il linguaggio “easy” dei social da quello “standard” condiviso da tutti, ma molte altre sono le espressioni che la generazione Z va coniando per la comunicazione in rete. Superato il tormentone “Ok, boomer”, con cui i giovani si mostrano ironicamente accondiscendenti con i propri “vecchi”, addentriamoci negli acronimi giovanili che evidenziano come la comunicazione social voglia essere veloce, immediata, istantanea: da AMA/Chiedimi qualunque cosa (“Ask Me Anything”) a AYT/Ci sei? (“Are You There?”), da LOL, acronimo di “laughing out loud”, cioè “ridere ad alta voce”, al poco elegante WTF (“what the fuck”) per esprimere perplessità e disaccordo. E ancora: ELI5, dall’inglese “explain like I’m five”, ovvero “spiegami come se avessi 5 anni” per avere chiarimenti su qualcosa di poco comprensibile, oppure BTW (“by the way”), che letteralmente suona “ad ogni modo” ma si utilizza come un “lasciamo perdere”, per tagliare corto.

Ma ora allontaniamoci dalla giungla, davvero inestricabile e in continua crescita, di acronimi e abbreviazioni per soffermarci su qualche espressione tipica: “epic fail” è un “fallimento epico”, un errore grossolano che può anche determinare un “facepalm”, cioè un “mettersi la mano sulla faccia”, come per nascondersi dalla vergogna; i “leoni da tastiera”, all’opposto, sono invece coloro che, approfittando dell’anonimato dietro un PC, scrivono in modo aggressivo, insultando e offendendo gli altri utenti, facendo anche “trolling”, cioè inviando messaggi provocatori, volutamente irritanti, fuori tema, con l’obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi di chi sta in rete: importante sul web è, infatti, “non farsi trollare”!

Ma “sharing is caring”, cioè “condividere significa tenerci”: ecco la regola d’oro dell’etichetta social, quella che dovrebbe segnare lo spartiacque tra comportamenti accettabili e non, tra chi sa usare consapevolmente il Web e chi ne fa invece un utilizzo improprio, anche solo a livello linguistico.

Ma se eliminiamo il gioco scorretto di alcuni utenti, possiamo renderci conto che il linguaggio social della generazione Z evidenzia giocosità linguistica, capacità di invenzione terminologica, relazione comunicativa immediata: una vera e propria vocazione alla sperimentazione da parte di giovani che davvero si dimostrano “L337”, i migliori gamers in circolazione.

Patrizia Celot