LE TRAGICHE FAVOLACCE DEI FRATELLI D’INNOCENZO

Vincitore al Festival di Berlino e di 5 Nastri d’ArgentoFavolacce rappresenta un’angosciante fiaba moderna raccontata per mettere in luce la mediocrità contemporanea. 

Favolacce, scritto e diretto dai fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo, fa parte di quei film che negli ultimi mesi hanno risentito della situazione causata dalla pandemia. Dopo il più che positivo esordio al Festival di Berlino, in cui ha vinto il premio come miglior sceneggiatura, il film sarebbe dovuto uscire nelle sale a metà aprile. Ma, vista la chiusura delle strutture, si è optato per la fuoriuscita in digitale sulle piattaforme on demand

La “favola nera” messa in scena dai registi affonda le sue radici dalla loro adolescenza, come si legge in alcune interviste, e dalla percezione che i due fratelli avevano del mondo che li circondava, in collisione con il loro modo di sentire le cose. La voce esterna di un narratore, Max Tortora, accompagna lo spettatore nelle vite di alcune famiglie della periferia romana che diventa simbolicamente terra di mezzo, di tutto e di nulla, per i protagonisti mediocri che la abitano. Il ritrovamento di un diario, bruscamente interrotto, e per questo causa di curiosità, scatena la narrazione divisa tra il mondo dei bambini e quello degli adulti, violento, anaffettivo e segnato dall’ignoranza. 

Elio Germano veste i panni di un padre disoccupato che incarna perfettamente l’uomo della media-borghesia, insoddisfatto e frustrato, più attento all’apparenza che alla relazione con i figli, visti come trofei scolastici. I ragazzini sono soli e non si sentono inclusi all’interno del mondo di cui fanno parte. In questo senso il riferimento al libro Il fantasma di Canterville di Wilde è simbolico: proprio come il protagonista del romanzo anche loro si sentono “fantasmi” che cercano di comunicare con le proprie famiglie, incapaci di ascoltare. La rabbia porta loro a compiere gesti audaci e decisioni violente, immersi in un limbo dal quale non riescono ad uscire e che li porterà verso l’inevitabile disfatta. 

Il narratore alla fine chiede scusa per la storia raccontata, spera di poter ricominciare da capo ed evitare un racconto così poco conformista, ma in realtà è una storia che funziona. Non solo riesce a conquistare la critica ma anche il pubblico, il quale ha apprezzato la narrazione poetica del film nonostante il senso di smarrimento che diversi spettatori hanno espresso. 

Favolacce, grazie anche ai suoi tempi dilatati e ai lunghi silenzi, riesce a trasmettere la crudeltà nascosta dietro case di quartiere e sorrisi pieni di menzogna ed il vuoto che echeggia dentro ogni personaggio

Chiara Monselice