ARTE E STORYTELLING: UNA FICTION-PODCAST PER RACCONTARE JAMES TISSOT

À la recherche de James Tissot è un podcast costituito da otto episodi della durata di dieci minuti ciascuno nato dalla collaborazione tra il Musée d’Orsay e lo Studio Radio France. Il celeberrimo museo, che già in altre occasioni si era dimostrato particolarmente attento alla propria comunicazione sempre moderna, ricca e valorizzante, con questo format innovativo si riconferma ancora una volta “sul pezzo”.

Negli ultimi anni, i podcast sono diventati oggetti di interesse da parte di molti creator. Ecco almeno 5 buoni motivi che li rendono uno strumento attraente e di potenziale successo: 

1. Essendo prodotti di natura esclusivamente sonora, stimolano l’immaginazione, specie se la qualità del suono è molto curata; 

2. La fruizione non è vincolante perché non contempla la visione di uno schermo;

3. Sono strumenti versatili che possono essere ascoltati in contemporanea alle attività quotidiane come in macchina, in metro o mentre si fanno le faccende domestiche;

4. Se ascoltati in lingua straniera sono un ottimo esercizio per allenare la comprensione orale;

5. I formati prevedono generalmente contenuti di breve durata, delle sorta di “pillole” poco impegnative.

Le tematiche trattate nei podcast sono tra le più disparate, l’arte non fa eccezione, in questo caso però la differenza sta nel non presentare il tradizionale taglio pedagogico/informativo. Non si ha infatti l’impressione di ascoltare una “lezione”, ma si tratta piuttosto di un approccio narrativo volto ad un piacevole intrattenimento. Raccontando la storia di quattro ragazzi francesi partiti alla ricerca sulle tracce del misterioso pittore James Tissot, il podcast funge da strumento per far avvicinare all’arte un pubblico giovane, descrivendo in modo leggero non solo l’autore, ma anche i luoghi da lui frequentati e le sue opere

Lo storytelling tramite file audio, ponendosi a tutti gli effetti come un canale comunicativo a sé stante, potrebbe rappresentare una grande opportunità nell’ambito del marketing museale, a supporto dei classici touch points sia offline (merchandising, bookshop, eventi, incontri) che digital (sito web e social). Il podcast in questione è stato infatti realizzato con l’intento di esplorare ulteriormente il tema della mostra dal titolo “L’ambiguo moderno”, ovvero il mistero che aleggia intorno alla figura enigmatica dell’artista.

In un mondo in cui tutte le esperienze, incluse quelle museali, sono sempre più cross mediali e diversificate, l’iniziativa del Musée d’Orsay si pone come modello innovativo che può valer la pena prendere ad esempio

Isabella Cristina Pagani